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mercoledì 20 giugno 2018

[Spinoff] Episodio 42


Quando entrai in casa e chiusi la porta dietro di me, notai Amita immobile davanti agli scatoloni. Poi si girò rivelando un volto rigato dalle lacrime. Le andai vicino per abbracciarla.
- Mi mancano e non voglio separarmi da loro - singhiozzò.
- Lo so. Lo so. Ma loro non possono vivere dove vivrai tu. Sarebbe un punto debole che non ti potrai permettere. E poi saranno più al sicuro che per strada - le accarezzai la schiena e la testa per consolarla.
L'accompagnai sul divano e la lasciai sfogare tutta la tensione che stava provando. Era comprensibile, era tornata ad essere sola e aveva paura.
Una volta finito le passai u fazzoletto di carta. - Va meglio? - le chiesi.
Amita rise nervosa. - Sì, anche se con gli occhi gonfi sarò più brutta del solito.
- Ma cosa dici? Sei bellissima - sbottai.
Lei mi guardò storta. - Scherzi? Ma mi hai vista bene? Ho un culo che sembra quello di una mongolfiera e cellulite ovunque per colpa dei dieci chili in più che non riesco a smaltire. Tu invece sei perfetta, letteralmente.
- Ah, sì? Sai cos'ho passato per avere un fisico del genere? L'inferno. L'addestramento nei Navy Seal non è proprio una cazzata, sai? E poi scommetto che Den non si è mai lamentato dei tuoi rotolini di ciccia. - L'ultima frase cercai di essere il più gentile possibile, cosa che funzionò visto che fece un sorriso dolce. - Credimi, meglio avere dieci chili in più. -
Lei mi abbracciò di nuovo. - Grazie. Quindi... sei stata una Navy Seal. Interessante.
- In realtà me ne sono andata poco prima di avviare la mia carriera militare. Volevo imparare più tecniche di infiltrazione e combattimento possibili per poi diventare una ladra. Ironico che mi siano servite per una vendetta personale - le risposi.
- Quindi ora tornerai a essere una ladra? - mi chiese a pochi centimetri dal mio viso.
- No... non posso più... - cercai di rispondere.
Improvvisamente ci lasciammo abbandonare allo strano legame che provavamo l'una per l'altra. Non provavo eccitazione o desiderio, era come essere nel dormiveglia e poi cominciare a sognare. Ci baciammo e accarezzammo finché Amita non si staccò.
- Oddio! Scusa. Non so che mi è preso - si mise una mano sulla bocca.
- Tranquilla, anche per me è stato strano - le risposi.
- Ma perché ci succede questo? - mi chiese confusa.
- Non lo so. Ho provato una sensazione simile le prime volte che ero vicina a Evaline perché lei possiede i poteri di un Guardiano. Ma questo ha qualcosa di diverso, in qualche modo non sembrava una forzatura - cercai di capire, senza risultato.
- Quindi si possono forzare i sentimenti di una persona? - chiese confusa.
- Più il desiderio sessuale. Ma con te è stato diverso - ripetei per essere chiara.
- Credo di capire. Era più profondo, più intimo. Quasi ancestrale - rispose.
- Sì, esatto. Se poi calcoli che in genere non provo attrazione per le donne... - dissi.
- Nemmeno io sono gay - ribatté Amita con lo sguardo verso il vuoto.
Sapevo che stava per crollare dal sonno perché anch'io mi sentivo esausta. Decidemmo di dormire assieme sul divano, io non riuscivo a fare un passo e lei non riusciva a tenere gli occhi aperti. Quella fu la prima volta che riuscii a dormire assieme a un'amica senza volere nulla in cambio, e la sensazione mi piaceva, mi rendeva tranquilla.
Il giorno dopo ci svegliammo presto e partimmo per raggiungere l'isola della Coalizione del Bayou. Quando arrivammo la gente ci accolse gentilmente e ci accompagnò dai loro anziani.
Io e Amita entrammo nella tenda più grande posizionata al centro dell'isola. L'interno era pieno di artefatti, stoffe e tappeti. Alcune lampade a olio spente erano appese a dei bastoni lungo tutto il diametro della tenda.
Ma quello che mi fece più impressione fu l'enorme muro lungo dieci metri e alto cinque con incise parole che non riuscivo a identificare posizionato al centro della tenda. Al centro di esso c'era un a specie di porta alta all'incirca tre metri e larga due e mezzo. All'interno un altro strato di muro bloccava la possibilità di vedere attraverso della parete
Sotto a questo strano edificio incompleto c'erano tre gradini dove erano seduti quattro anziani. Ognuno aveva una toga di colore diverso: l'anziano che avevo salvato aveva quella marrone chiaro, mentre gli altri avevano le toghe di color verde, porpora e rossa.
- Eccoti, finalmente, Kaileena Mine - mi salutò l'anziano che avevo salvato.
- Vedo che stai meglio - lo salutai con un leggero inchino.
L'anziano con la toga verde guardò Amita. - E quella chi è?
- È evidente che non fa parte della nostra discendenza - sbottò quello con la toga color porpora.
- Concordo, non è nemmeno americana - fece quello con la toga rossa.
Mi schiarii la voce per prendere la parola. - Per prima cosa volevo dire che voi due siete dei razzisti, che schifo - indicai l'anziano porpora e l'anziano rosso. - Poi volevo informarvi che lei è la nipote di Samari.
- Impossibile. Quella famiglia si è estinta a causa di un incidente aereo. Ho posizionato io stesso la bomba sotto coercizione del precedete Reggente - fece l'anziano verde.
Guardai Amita per capire come potesse stare a quell'affermazione, ma sembrava tranquilla.
Lei si fece avanti e prese la parola. - Prima di partire mi ammalai e mi lasciarono a casa dai parenti di mio padre, che poi mi fecero da tutori fino alla loro morte.
- Questa è una menzogna, non sacrificherò la mia vita per un'estranea qualsiasi - sbottò l'anziano porpora.
- Mentire? Non credo sia possibile per una strega senza essere scoperta da altre cinque streghe. Senti per caso che stia mentendo, o che entrambe stiano mentendo? - chiese l'anziano marrone.
Tutti e tre rimasero in silenzio. Io, invece, sorrisi soddisfatta, dopo un'affermazione del genere chiunque sarebbe stato zitto per non fare figure di merda.
Poi ripensai a quello che aveva affermato l'anziano porpora. - Aspettate un attimo. Lui ha appena detto “sacrificare la vita”? - chiesi.
L'anziano marrone sospirò. - Sì, per concedere il potere delle congreghe della Coalizione del Bayou alla futura Reggente serve il sacrificio dei quattro esponenti più anziani. Una volta il rituale era più brutale, i contendenti combattevano fino alla morte e il vincitore diventava il Reggente. Fortunatamente, Samari decise di cambiare questa assurda tradizione e decretò che solo gli anziani volontari potevano concedere il loro potere e la loro vita al nuovo Reggente.
Come un passaggio di testimone, ma perché ti sei offerto? - gli chiesi.
- Perché io sto morendo. Andare contro il volere del Reggente significa far esaurire la propria forza vitale. Quindi ho deciso di donare i miei poteri al nuovo Reggente, se fossi sopravvissuto abbastanza a lungo - rispose l'anziano marrone.
- Quindi non ti ho salvato... - dissi a malincuore.
- No. Ma hai salvato tutti gli altri. Ti ringrazio - mi fece un inchino l'anziano marrone. Io ricambiai anche se ero delusa di me stessa.
- Bene, quindi è deciso? - chiese l'anziano verde.
- Sì, è deciso! - rispose l'anziano marrone.
L'anziano porpora non proferì parola mentre l'anziano rosso si limitò a dire: - Molto bene.
Io alzai la mano per attirare di nuovo l'attenzione. - Avrei una piccola obbiezione.
L'anziano porpora si mise una mano sulle tempie. - Che cosa c'è ancora?
- So che non potete eliminare quell'assurdo patto dal rito, ma potete modificarlo, giusto? - chiesi.
Tutti e quattro gli anziani rimasero in ascolto. - Continua - mi fece l'anziano rosso.
Guardai Amita, sembrava un cucciolo che entra per la prima volta nella sua nuova casa con persone estranee. Non volevo che si caricasse di un onere come quello di comandare a bacchetta ogni persona collegata alla Coalizione.
- La mia idea era che al posto di far “regnare” qualcuno, perché non creare una specie di carica che cerchi di risolvere le faccende interne della Coalizione del Bayou? Così vi eviterà di perdere il libero arbitrio - proposi.
Gli anziani rimasero a bocca aperta. “Ecco, ho detto una stronzata, pensai. Poi si avvicinarono l'uno all'altro e cominciarono a borbottare qualcosa e infine tornarono a guardarmi seri.
- È un'ottima idea Kaileena Mine. E abbiamo già in mente un modo per farlo funzionare nel rito. A quanto pare ci hai salvato, non una, ma ben tre volte. La nostra gente sarà in debito con te e la tua congrega a vita - sorrise l'anziano marrone.
- Per così poco - gli feci l'occhiolino.
Mi girai verso Amita, era visibilmente spaventata. L'abbracciai per l'ennesima volta. - Tranquilla, te la caverai. Sono persone per bene. E se avrai bisogno di aiuto sappi che fai parte della mia congrega, quindi ti basterà solo chiedere.
Amita mi guardò imbarazzata e con gli occhi lucidi dalla commozione. - Faccio parte della tua congrega?
- Nel mio gruppo non serve fare riti o iniziazioni, siamo Anime Solitarie. Perciò sì, fai parte della nostra congrega e guai a chi il contrario - le risposi dandole un bacio sulla fronte.
L'anziano verde batté le mani. - Bene, abbiamo fino a domani sera per i preparativi. E tu futuro, Patto della Coalizione Vivente, hai molto da imparare prima di allora.
- Patto della Coalizione Vivente? Non male - dissi impressionata.
- Grazie - rispose l'anziano verde.
Salutai Amita con un ultimo bacio sulla guancia e tornai a casa. Avevo lasciato l'ultima piccola faccenda in sospeso come ciliegina sulla torta.