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mercoledì 27 giugno 2018

[Spinoff] Episodio 43


Una volta tornata a casa cercai la notizia che stavo aspettando da giorni.
Prima dell'arrivo di Warren, Alan e Amita per consegnarmi gli scatoloni avevo fatto ricerche per rintracciare i quattro maestri che avevano tradito lo zio Mei e che avevo lasciato vivere. Sapevo che sarebbero sopravvissuti perché quando me ne ero andata dalla biblioteca stavano già scappando.
Il problema era che sembrava come se fossero spariti nel nulla. E trovare un obbiettivo in fuga in una città come New Orleans era come cercare un ago in un mucchio di aghi. Era frustrante, non avevo più quel genio mostruoso di Alan ad aiutarmi e non avevo contatti da utilizzare per trovare informazioni utili. Chiedere ai Cani da Guardia era escluso, non potevo più coinvolgerli nei miei casini e nelle mie nuove fissazioni.
Un giorno, però, avevo visto al telegiornale un notiziario sull'ex agente corrotto Vertans, diceva che sarebbe stato rilasciato agli arresti domiciliari. Cosa molto insolita visto che era al centro di quello scandalo quindi decisi di trovare più informazioni.
Il pomeriggio ero già in viaggio per raggiungere la nuova residenza di Vertans, un appartamento in una palazzina con vista sul Mississippi. Io mi posizionai su un palazzo abbastanza alto e lontano per darmi il tempo di fuggire. Quando osservai la situazione col mirino vidi due federali che gli facevano da scorta.
- Adesso ho capito, piccolo bastardo eunuco, ti sei venduto allF.B.I. Sei furbo, ma non abbastanza - dissi regolando il mirino del mio Barret calibro 50.
Attesi finché non si avvicinò alla finestra del bagno per pisciare, trattenni il respiro e premetti il grilletto. Sulla finestra schizzò un quantitativo di sangue considerevole mista a pezzi di cervello.
Centro perfetto, esultai compiaciuta.
Con calma raccolsi il bossolo e smontai il fucile per poi scendere dal palazzo dalle scale di sicurezza e raggiunsi la moto per andarmene come se non fosse successo nulla.
Durante il tragitto mi imbattei nel cimitero dove fu sepolto lo zio Mei, mi fermai e scesi dalla moto.
Dopo la sfuriata fatta al funerale non avevo mai visitato la sua tomba, non mi sembrava rispettoso ed era troppo doloroso. Rimasi impalata per qualche minuto, mi tremavano le gambe e non riuscivo ad avanzare.
Una donna mi toccò la spalla facendomi trasalire. - Salve - mi fece con un sorriso. Era sulla cinquantina e aveva in mano dei fiori secchi.
- S... salve - balbettai.
Anche lei è qui per rendere omaggio a un suo caro? - mi chiese.
- Non esattamente - risposi.
La donna mi guardò attentamente. - Oh, capisco. È una di quelle persone...
- Quali persone? - Per un istante credetti che stesse parlando di streghe e cominciai a sudare freddo.
- Quelle persone che credono che parlare a una lapide sia inutile - mi rispose la donna.
A quella risposta mi rilassai. - Non lo è? Insomma, quello che c'è dentro sono solo carne in putrefazione, senza una coscienza o un'anima.
- Sì, hai ragione. - rispose la donna con un lungo sospiro. - Ma alla tua teoria manca una parte fondamentale.
- E quale? - chiesi anche se stavo per mettermi a ridere.
- Sei tu, mia cara. Ai defunti puoi dire quello che senti, cosa volevi davvero da loro, dire tutto ciò che vuoi. Tanto loro hanno l'abitudine di ascoltare senza mai giudicare - mi sorrise.
Pensavo mi stesse per dire qualche stronzata su Dio o sul fatto che loro erano in pace, invece mi spiazzò del tutto.
La donna mi accarezzò il braccio, mi salutò e se ne andò per la sua strada.
Percorsi i vari viottoli tra lapidi e tumuli famigliari. Ripensai alla sera che ero arrivata a soccorrere Evaline ridotta emotivamente a uno straccio, a come mi avesse detto della morte dello zio Mei e del coraggio che aveva avuto nel volermelo dire di persona.
Sono proprio stata una stronza con lei, pensai mentre raggiungevo la lapide di Mei.
Era una lapide molto semplice, rettangolare e bianca, accanto a quella di sua moglie Akemi Umezawa. In entrambi i vasi per i fiori c'erano dei mazzi di fiore di luna.
Feci un passo in avanti e mi sistemai il giubbotto in pelle. - Ehm, ciao zietto, come va?
Mi guardai attorno ma non c'era nessuno per fortuna, non volevo che qualcuno mi vedesse mentre parlavo a una lapide come una pazza.
- Che stronzata! - sbottai. - Tu sei morto. Come sono morti tua moglie e i miei genitori, e nessuno ti porterà indietro da me. Sono l'ultima della grande famiglia Umezawa. Mi avevi detto che la mia discendenza era importante, che era destinata a cambiare il mondo. Fin'ora è stato fatto proprio un bel lavoro, cazzo. Oh, sì, ho ammazzato un mucchio di gente per vendicarti, l'ultimo proprio pochi minuti fa. Mi mancano solo quattro piccoli traditori e i tre amici di quella Melinda. Non conoscevi Melinda? Te lo dico io chi era la stronza, la fottuta sorella di un Santone.
Mi fermai per prendere fiato e continuai. - Scommetto che non sei per niente fiero di me, vero? Beh, sai che ti dico? Chi se ne frega. Prova a metterti nei miei panni, l'ultimo famigliare che ti resta more combattendo, trucidato da gente senza scrupoli che fa esperimenti sulle streghe e rapisce bambini. Tu cosa avresti fatto? Conoscendoti, molto peggio. Ma non ho fatto solo cose cattive. Ho anche aiutato tre ragazzi a sopravvivere a questo mondo, ho liberato la Coalizione del Bayou da un tiranno, ho scoperto la corruzione nelle istituzioni della città e distrutto un intero cartello di trafficanti. - Sentii che non riuscivo più a trattenermi e le lacrime cominciarono a bagnarmi le guance.
Mi asciugai e presi un altro bel respiro. - La... la verità è che sono arrabbiata con te e mi manchi ogni singolo giorno perché mi hai raccolta dalla strada e ti sei preso cura di me. Ti voglio bene zio Mei.
Mi appoggiai a un tumulo e mi accasciai a terra scoppiando a piangere. Un pianto liberatorio che tenevo dentro da troppo tempo. Ogni lacrima che scendeva era un peso che se ne andava, anche se solo per poco.
Dopo alcuni minuti alzai lo sguardo al cielo per riprendere il controllo quando notai un enorme colonna di fumo nero in direzione sud.
Belle Chease. Alan, Warren, pensai terrorizzata.
Mi rialzai e corsi alla moto. Nathan James aveva detto che i ragazzi sarebbero stati al sicuro con una scorta al garage. Andai a controllare e senza farmi vedere confermai che il Capitano era stato di parola, Alan e Warren stavano bene e davano ordini alle loro scorte come se fossero loro a comandare.
Sorrisi e mandai un messaggio con tanto di video ad Amita per rassicurarla. Lei rispose con una faccina che rideva a crepapelle segno che anche lei stava bene.
Tornai a casa e accesi la televisione e il pc e cercai informazioni sull'attacco, ma non trovai nulla tranne delle ridicole ipotesi su l'esplosione di un serbatoio del porto di Belle Chease. A sera tardi mi arresi e stremata mi gettai sul divano e mi addormentai.
Il giorno dopo mi svegliai con il telefono che squillava. Controllai il display: Evaline.
Ripensai allo zio Mei quando mi aveva visto la prima volta, in mezzo a un mucchio di spazzatura, a piangere credendo che fosse la mia fine e alla prima cosa che mi disse: - Ragazzina, è finita quando è finita. E non è ancora finita.
Mi misi a ridere e risposi alla chiamata della mia sacerdotessa e sorella che ammiravo tanto.