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lunedì 3 ottobre 2016

Stagione 2 Episodio 30


Come promesso, Francis il pomeriggio era andato a contattare il capitano della USS Samaritan per invitarlo ad incontro. Per tutto il pomeriggio restammo in attesa con molta preoccupazione, se fosse successo qualcosa a Francis avrebbe dovuto cavarsela da solo.
In serata tornò a casa sano e salvo con buone notizie, il capitano aveva accettato.
La data era stata fissata per il giorno dopo al molo tre di Bellechase e l'invito era esteso a tutti i membri della congrega. A quanto pareva il capitano voleva tenerci sotto controllo tutti e in un campo a lui favorevole, Francis comunque non poté rifiutarsi o lo avrebbero ucciso all'istante.
Anche se alcuni di noi non erano convinti del tutto su quel piano, il pomeriggio dell'indomani prendemmo l'auto di Tiffany e partimmo per il porto militare di Bellechase. La tensione era palpabile e nessuno parlava.
Mentre guidavo mi venne l'impulso di chiedere a Valentine quella cosa che mi girava per la testa da un paio di mesi a quella parte - Quando mi hai salvata, come facevi a sapere che ero io e che ero lì? -
Lei si scostò i capelli e appoggiò la testa sullo schienale del passeggero - Giorni prima sei andata in Trance per aver perso Tiffany, giusto? Noi Matriarche sentiamo quando una di noi entra in questo stato, è come una forte fitta dietro la testa provocando un misto di eccitazione e terrore. L'ultima volta che avevo sentito questa sensazione, prima della tua, Poseidone aveva scatenato l'eruzione del vulcano di Thera sull'isola di Santorini. La sensazione persiste per giorni e si intensifica man mano che ci si avvicina. - spiegò con una strana calma.
Continuai a guardare avanti e guidare mentre l'ascoltavo - Cazzo... quello è uno dei disastri che hanno segnato l'umanità, ha distrutto due intere civiltà in poche ore. E cosa è successo a Poseidone? - chiesi quasi incredulo.
Valentine sospirò - È morto, polverizzato dai flussi piroclastici del vulcano! - mi guardò.
Rimasi a bocca aperta "Che brutta fine!" pensai. Se la Trance era così devastante allora era meglio non usarla affatto. Rabbrividii al pensiero di causare un disastro come quello descritto da Valentine. Accesi la radio per alleviare la tensione che si era creata nell'abitacolo. Per il resto del viaggio nessuno parlò.
Arrivati al porto parcheggiammo la macchina e prendemmo le nostre armi. Francis aveva ancora il broncio e non riusciva a guardare Valentine in faccia nonostante lei cercasse di non fargli pesare la sua presenza.
Appena toccai la Honjo Masamune mi sentii più sicuro di prima, come se potessi affrontare qualsiasi avversità "La memoria ancestrale delle Legionarie è davvero straordinaria!" mi meravigliai, era da molto tempo che non sentivo quella sicurezza.
Chiusi la macchina e ci avviammo verso il molo tre. Il porto era pieno di navi a vela colorate e barche da pesca al crostaceo. La USS Samaritan in mezzo a tutte quelle navi era inconfondibile, un cacciatorpediniere classe Burke completamente grigio con una antenna sonar rotante, molto più grande rispetto alle altre e armata di cannoni e mitragliatrici di grosso calibro, una nave davvero maestosa. Sulla banchina in cemento, accanto alla nave attraccata, un gruppo di sei militari stava aspettando il nostro arrivo.
Riconobbi subito Michael alla destra di quello che sembrava il capitano. Osservai attentamente il volto dell'uomo, aveva un viso molto famigliare: capelli grigi e ben pettinati, alto un metro e novanta, occhi azzurri e fede al dito - Ma... tu sei il marinaio gentiluomo che cercava di sedurre Kaileena un anno fa? - ricordai.
Lui si avvicinò senza alcun timore - Lieto di rivederti sana e salva. - mi salutò - Sbaglio o mancano alcune persone al tuo gruppo? -
- Abbiamo avuto delle perdite... - mi sbrigai a dire - Per caso pensavi fossi morta? - incrociai le braccia indispettito.
Nathan si tolse il berretto e mi sorrise - In realtà sì. Sapevo che in quel periodo eravate alla ricerca di alcuni grimori. Ho ricevuto ordini dall'alto per mettere come scorta un boia. Difficilmente una strega sarebbe sopravvissuta con gente come quella. - spiegò amareggiato.
Sospirai - Tu non sai quanto sia stato difficile eliminarlo. Io e Francis ne siamo usciti per miracolo. -
Lui guardo il ragazzo che non distolse mai lo sguardo dall'uomo - Immagino. Quelli sono uomini altamente addestrati e, a dirla tutta, dei fanatici psicopatici. - confessò, poi cambiò espressione e diventò serio - Ma non siamo qui per ricordare il passato bevendo birra ghiacciata, giusto? Di cosa volevi parlarmi? - mi chiese.
Stranamente il suo modo di fare non dava segni di intolleranza o comportamenti sufficienti nei miei confronti, era serio ma ascoltava quello che dicevo. Tutto il contrario di quello che mi ero immaginato.
- Hai ragione, scusa! Sono qui per due ragioni in particolare. La prima riguarda uno dei tuoi uomini, mi ha teso un'imboscata all'uscita di un locale e ha cercato di uccidermi usando un'arma regolare dell'esercito degli stati uniti! - ora che impugnavo il fodero della mia katana sapevo esattamente che tipo di pistola fosse.
L'espressione di Nathan cambiò di nuovo in quella di delusione - Chi? -
- Quello alla tua sinistra! - gli indicai Michael.
James si girò verso di lui - È vero soldato? - era rosso dalla rabbia.
Lui non rispose, rimase in silenzio a guardarmi infuriato.
- Ti astieni dal rispondere, quindi confermi ciò che ha detto? - continuò il capitano.
- Con il dovuto rispetto signore, cosa le interessa? È comunque una sporca strega che merita di morire. - gli chiese Michael sempre guardandomi negli occhi.
James rimase in silenzio ad osservare il ragazzo - No, soldato! Queste persone sono cittadini americani che uccidono solo se vengono costrette a farlo, cosa molto onorevole e pericolosa per la loro incolumità nel loro mondo. Per di più hai usato la tua arma d'ordinanza su un civile. Che diavolo ti era saltato in mente? -
- Ero arrabbiato, signore! - rispose Michael.
James annuì con un volto deluso - Sei confinato nel tuo alloggio fino a nuovo ordine. -
Michael si mise sull'attenti - Sissignore,! - si girò e risalì a bordo attraverso la rampa.
Non volevo arrivare a tanto, ma non potevo permettermi un altro pazzoide in giro per New Orleans. La prima parte dell'incontro era andato meglio del previsto. Ma mancava la parte più dura, convincere Nathan a ritirare i suoi uomini a Bellechase.


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