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mercoledì 14 febbraio 2018

[Spinoff] Episodio 24




- Come vedi, tutti loro sono ai miei ordini - mi derise Chuck.
- Va a farti fottere! - lo insultai.
- Andiamo, che t'incazzi. È solo un gioco di prestigio, non prendertela per esserci cascata - continuò lui.
Feci una smorfia di disprezzo poi feci la domanda: - Come facevi a conoscere Den?
- Come? Non l'hai ancora capito? Oddio, sei proprio stupida. Ho creato io i Cani da Guardia. O meglio, ho manovrato alcuni fili del destino per far capitare a persone a loro care degli incidenti. Un licenziamento, un'operazione andata male, farmaci che creano autismo, un incidente aereo >- spiegò Chuck.
L'anziano, a quell'affermazione sgranò gli occhi e rimase a bocca aperta. - Tu, maledetto... - disse con un filo di voce.
Il Reggente continuò il suo discorso. - Il resto, ovviamente, e avvenuto con naturalezza. L'anima degli umani è così prevedibile e così bisognosa di stare assieme con altre anime affini da renderla prevedibile. Speravo di poter usare quei piccoli randagi per i miei scopi e Den era, inconsapevolmente, la mia spia. Craccare un cellulare è un gioco da ragazzi per un altro ragazzo. - indico uno dei giovani alle mie spalle pronto a lanciarmi una sfera infuocata che aveva in mano. - Tutto andava bene, poi, l'altro giorno, Den riesce a rintracciarmi e mi chiede un incontro. Ma, se sei qui, significa che sai già com'è finita.
Ora comincio a capire perché a Evaline piace il legame empatico tra streghe, con le frasi giuste ti raccontano ogni cosa, sorrisi, adoravo quando mi facevano lo spiegone.
- In poche parole la tua stessa creatura ti si è rivoltata contro - replicai. Speravo di fare lo stesso anche con la Coalizione, ma non sapevo come.
- Eh, sì. Sai, quando ti ho mandato in quel magazzino ormai avevo rinunciato a quel piano. Usare gente instabile per distruggere la Compagnia? Pessimo piano. Sarebbe stato perfetto con Era, ma con la Compagnia è tutta un'altra storia. Quindi ho mandato te a fare il lavoro sporco, però alla fine te li sei fatti amici. Non ci sono più i sicari di una volta - provò a fare una battuta a cui nessuno si mise a ridere.
In quel momento capii che lui non aveva del tutto potere sugli alti membri della Coalizione e che nessuno lo seguiva di sua spontanea volontà ma eseguivano solo ordini semplici.
- Ehi, vecchio, c'è un modo per spezzare il vostro legame con lui? - gli chiesi sottovoce.
- Prima di risponderti voglio sapere una cosa - mi fece, aveva il volto completamente rosso.
- Cosa? - continuai. Non c'era tempo per certe cose.
- Assomigli molto a una mia cara amica, si chiamava Akemi Umezawa e faceva parte delle Leggende di New Orleans. Sei sua nipote o parente? - mi domandò ancora sottovoce mentre Chuck cercava inutilmente di far ridere la gente dietro di me.
- Era la zia di mio padre - gli risposi.
- Allora ho un debito da pagare. Fallo fuggire come un vigliacco e il patto verrà sciolto. Non preoccuparti della mia gente, ci penserò io - spiegò il vecchio. Gli sorrisi senza dire nulla.
Puntai la seconda pistola verso il reggente che provò a fulminarmi ma un cono di terra si frappose a difendermi. Per un istante spostai lo sguardo dietro di me e notai un muro di terra che era stato eretto per tenere lontani gli altri membri della Coalizione.
Ricaricai la pistola spostandomi di lato e provai a colpire Chuck ma, nonostante gli avessi svuotato l'intero caricatore, gli feci solo un graffio alla spalla destra. Sembrava avere un'armatura invisibile su tutto il corpo che bloccava la corsa dei proiettili.
- Tu, vecchio decrepito, come osi? Io sono il tuo Reggente! - ringhiò Chuck.
- Sì, hai ragione e sono stato al tuo servizio per vent'anni. Ho assistito alla tua crudeltà, ai tuoi intrighi per mantenere il potere, ti sei alleato con Era e quando è morta ti sei messo con chi ha dato l'ordine del Massacro della Città dei Morti, ci hai usati, sfruttati come fossimo schiavi. Ma adesso basta - rispose il vecchio, gli si vedevano pulsare le vene in fronte dallo sforzo che stava facendo per resistere agli ordini di Chuck.
- Ho fatto tutto questo per voi, per darvi un futuro più radioso, per darvi una casa. - Chuck stava mentendo spudoratamente, lo percepivo e sembrava percepirlo anche il vecchio.
- No. Sei solo uno spietato dittatore e, se necessario, darò volentieri la mia vita per liberare il mio popolo - urlò l'anziano.
Chuck fece un gesto con la mano. - Allora muori, tradito... - provò a dire, ma io sparai al braccio appena in tempo per deviare l'attacco d'aria rivolto al vecchio che ricevette una ferita al petto. - Maledette anime solitarie - sbraitò dolorante il Reggente.
- Non provarci di nuovo, non pensarci, non parlare, non respirare o ti faccio un buco in fronte - gli intimai avanzando con la pistola carica alzata puntata sul bersaglio.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing dei libri: Grazie mille.


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