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mercoledì 4 aprile 2018

[Spinoff] Episodio 31

La sera stessa arrivammo alla casa di Melinda Rodes. Capii subito cosa intendesse dire Warren quando disse di riconoscere le colonne, erano pacchiane e decisamente sgraziate rispetto alla l'architettura della casa oltre ad essere solo di decoro. Sulla sinistra dell'edificio notai un bosco e, tutto attorno al giardino, una ringhiera in ferro.
Con circospezione facemmo il giro per trovare un modo per entrare. Il problema era la sorveglianza, quindici uomini armati con pistole e mitragliette. Non sarebbe stato facile, ma non impossibile.
- Non vorrei sembrare ovvio, ma sarebbe meglio entrare dalla parte del bosco - mi fece Warren con un po' di timore.
- Già, avrò più copertura - confermai.
- Un momento, io non vengo? - mi chiese stupito.
- No - risposi schietta.
- Avevi promesso che ci sarei stato anch'io quando avresti ucciso Chuck - mi rimproverò Warren.
Sospirai esausta. - Metterò in sicurezza l'area poi ti chiamerò e, se vorrai, potrai entrare, chiaro? - gli esposi il mio piano. Avevo accettato di portarlo con me, non di metterlo in pericolo.
Warren ci pensò per qualche secondo. - E va bene, chérie, ma non farlo fuori senza di me. Ho qui una graziosa sorpresina per quel bastardo - mi mostrò lo zaino che si era portato appresso.
Gli sorrisi. - Promesso
Scavalcai la ringhiera, mi inoltrai nel boschetto e senza farmi notare cercai di avanzare, ma presto mi accorsi che i turni di pattugliamento dei sicari di Chuck erano troppo veloci e rigorosi per passare senza essere notata. Cercai di nascondermi usando come riparo i tronchi degli alberi, ma le persone da evitare erano semplicemente troppe. Decisi di ucciderne alcuni, accoltellandoli, strangolandoli con prese militari o spezzandogli il collo.
Stavo procedendo bene, quando una delle guardie non notò uno dei cadaveri che non avevo nascosto bene e diede l'allarme. I suoi colleghi si fiondarono con le torce elettriche a illuminare più zone possibili. Brava Kaileena, bel lavoro di merda che hai fatto, imprecai.
Non potevo stare ferma quindi provai a spostarmi ma dopo tre metri un fascio di luce mi accecò per un istante, mi avevano individuata. Subito dopo le guardie estrassero le armi e cominciarono a spararmi addosso.
Corsi a perdifiato tra gli alberi evitando pallottole e sfruttando ogni metodo di evasione che conoscevo per guadagnare tempo e trovare una buona copertura. Quando la trovai, un albero secolare con un incavo alla base, mi ci rannicchiai e aspettai che finissero di sprecare proiettili.
- Basta! - urlò una delle guardie. - Sei in trappola, non puoi scappare - mi disse.
- E chi vuole scappare? Forse siete voi quelli in trappola - mentii cercando una soluzione che non prevedesse la mia morte.
Percepii che si stavano avvicinando quindi sparai un po' di proiettili nella loro direzione, riuscii a beccarne due anche se non sapevo quanto gravemente.
- Chi ti manda? Messicani, Cinesi, Argentini, mangia spaghetti? - chiese l'uomo.
- Mangia spaghetti? Ma come cazzo parla questo? - mi chiesi sottovoce. - Non faccio parte di nessuna organizzazione criminale - gli urlai.
- Cazzate! Ti muovi come un soldato addestrato. Solo i professionisti si muovono in quel modo. Quindi adesso dirai chi ti manda e io ti lascerò andare, okay? - urlò quello che ormai avevo identificato come il capo. Subito dopo sentii ridere una decina di persone.
Che coerenza, prima dice che sono una professionista e poi mi tratta come una dilettante, pensai ferita un po' nell'orgoglio.
- D'accordo, te lo dirò. Mi manda una donna a cui è stato brutalmente ucciso il fidanzato dal vostro cliente - gli confessai.
Improvvisamente, un fruscio alle mie spalle mi fece sobbalzare, puntai la pistola sul cespuglio e aspettai di avere il bersaglio. Quando vidi la maschera borchiata e il cappuccio nero abbassai l'arma.
- Warren, Cristo Santo - imprecai serrando la mandibola.
- Ho sentito sparare e ho temuto per il peggio, mon amour - si scusò il ragazzo.
- Stavo per spararti, idiota - lo rimproverai sottovoce. In realtà ero felice che fosse arrivato, in due potevamo farcela.
Uno sparo ci fece trasalire. Guardai Warren ma lui alzò le spalle come segno che stava bene, io scossi la testa per lo stesso motivo. Lentamente mi affacciai per controllare chi avesse sparato e vidi un uomo in giacca e cravatta con un braccio alzato e una pistola fumante in mano. Stava cercando di attirare la mia attenzione nonostante stesse per meta al riparo dietro un albero.
- Allora, mi hai sentito? - chiese l'uomo.
- Sì, benissimo >> mentii ancora. Mi girai verso Warren e gli ordinai: - Fai finta di essere me e continua a farlo parlare. Io faccio il giro largo, va bene?
- Ma che cazzo...? Sei impazzita? - mi chiese mentre mi avviavo.
Non gli risposi e proseguii silenziosamente strisciando e sfruttando ogni albero abbastanza grande da essere usato come nascondiglio. Per fortuna, nonostante il pessimo farsetto di Warren, tutte le guardie erano concentrate ad illuminare nella sua direzione. Passai di albero in albero e alla fine raggiunsi il mio obbiettivo.
- Getta l'arma - intimai al capo puntandogli la pistola alla testa.
L'uomo lasciò cadere la pistola rassegnato. - Eravate in due...
- A quanto pare, sì. Avevo detto che eravate voi quelli in trappola - gli risposi.
- E quella storia sulla donna che ha perso il suo fidanzato era falsa, vero? - chiese fissando il tronco.
- No, è vera e io sono soltanto un'umile strega in cerca di vendetta per conto di un'amica - spiegai prima di tirare indietro il percussore.
- Cosa? Sei una strega? Quel bastardo... - ringhiò l'uomo. Io attesi qualche istante e lui continuò a parlare. - Senti, il nostro cliente non ha parlato di streghe e la mia organizzazione non vuole avere nulla a che fare col vostro assurdo mondo, okay?
- Quindi, che suggerisci? - gli chiesi facendo uno sforzo immenso per non ucciderlo.
- I... Io e i miei uomini ce ne andiamo senza nessun rancore e tu potrai vendicarti come meglio credi - propose l'uomo madido di sudore.
Ragionai, quell'uomo aveva più paura delle streghe che della morte stessa, forse potevo avere un incentivo. - Non mi basta. Voglio che smantelliate ogni vostro traffico illecito in città
- Ma io non posso farlo, non ne ho l'autorità - rispose l'uomo terrorizzato. I suoi uomini ci illuminarono e puntarono le armi contro ma non fecero nulla.
- Chiama il tuo capo e digli che, se non accetta le mie condizioni, ogni membro della sua organizzazione entrerà ufficialmente nel mondo delle streghe - gli ordinai.
Lui fece la chiamata e dopo due minuti di discussione riattaccò. - Abbiamo un accordo - mi disse l'uomo.
Indicai i suoi uomini che avevano ancora le armi puntate su di me. - Puoi, per cortesia...?
L'uomo mi guardò confuso poi si girò e vide la scena. - Oh, sì. Ragazzi, abbassate le armi. Chiamate gli altri, ce ne andiamo - ordinò. I suoi sottoposti obbedirono anche se pure loro erano confusi.
In dieci minuti tutte le guardie se ne erano andate lasciando la villa completamente vuota tranne Chuck che, secondo il capo delle guardie, era a letto. Finalmente la mia preda era in trappola e potevo giocare con lei come e quanto volevo.

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