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lunedì 29 agosto 2016

Stagione 2 Episodio 5




Appena arrivati a casa Tiffany si sedette sul divano a fissare il vuoto. Sulle mani era piena di graffi e ferite, anche serie. Cercai di pulire il sangue con un fazzoletto pulito per vedere meglio, con delicatezza per non farle male, ma lei era rimasta impassibile tutto il tempo.
Le disinfettai e fasciai le ferite, poi mi sedetti accanto a lei.
Fece un profondo respiro - Ho ucciso un'altra persona. Una ragazza innocente è morta per colpa mia. Ho tolto la vita a qualcuno... - sussurrò.
- Tu non avevi scelta. Avrebbe ucciso altri innocenti, tu non hai colpa, Tifa. - le accarezzai il braccio.
Cominciò a dondolarsi avanti e indietro - Io... Io ho ucciso un'altra persona... un'altra persona...- continuò senza guardarmi.
Era sotto shock, anch'io avevo subito questo tipo di trauma la prima volta e avevo reagito vagando per le strade del Quartiere Francese durante un tifone.
La presi per le spalle e la girai verso di me - È stata legittima difesa. Sai benissimo che nel nostro mondo le persone muoiono, o tu o loro. È così che funziona! - avvicinai la mia fronte alla sua e chiusi gli occhi - Ti prego, riprenditi. So che è dura, lo è per tutti noi, ma se non reagisci non ne verrai mai fuori. - mi staccai e riaprii gli occhi.
La sua espressione era cambiata, mi stava guardando - L'ho uccisa come ho ucciso Jaden, capisci? - aveva gli occhi lucidi. Mi abbracciò delicatamente come se stesse cercando qualcosa a cui aggrapparsi per non cadere.
Sospirai - Ti senti ancora in colpa per lui. -
- Io mi sento in colpa perché non sono abbastanza forte per proteggere le persone. Vorrei avere questa capacità, vorrei essere più forte. - abbassò lo sguardo.
La baciai sulla fronte - Sei già forte di tuo, devi solo fare esperienza. -
Mi fece si con la testa, poi appoggiò il la testa sul mio seno in silenzio. Guardai verso la cucina, Jolene e Francis si erano seduti sugli sgabelli dell'isola in rigoroso silenzio. Erano visibilmente preoccupati quindi feci un cenno di "va tutto bene" anche se non era così.
Andammo tutti a letto, eravamo tutti stanchi, avevamo salvato una ragazza e la sua guardia del corpo da dei pupazzi ambulanti fatti interamente d'acqua e controllati a distanza da un soggetto ignoto, e avevamo ucciso l'ennesima strega impazzita da degli esperimenti condotti dai Crociati.
Il mattino dopo quando mi svegliai provai a toccare Tiffany, volevo sapere come si sentiva dopo una dormita, ma non ci riuscii. Mi girai e vidi che non c'era nessuno a letto con me, le lenzuola erano calde quindi era lì fino a poco tempo prima.
Mi alzai e mi vestii con una maglietta bianca con maniche lunghe nere con motivi a fiori rosa e un paio di jeans con strappi all'altezza delle cosce.
Uscii dalla camera e feci colazione con Francis che sembrava turbato - Che hai? -
Lui prese una tazza di caffè - Niente... sono solo preoccupato per Tiffany. È uscita mezzora fa senza dire una parola, non è da lei... - mi rispose sospirando.
- Forse ha bisogno di spazio dopo quello che è successo ieri sera. - provai a rassicurarlo.
Lui posò la tazza sul ripiano in marmo bianco e nero dell'isola - Ho avuto anch'io quel momento, Evaline, e ti assicuro che avere spazio non serve a niente. Quando togli la vita a qualcuno per la prima volta è come se anche una parte di te sparisse per sempre. Devi solo accettarlo, e devi farlo da solo. -
Sospirai, anch'io avevo affrontato questa prova del fuoco, e nella maniera più brutale - Hai ragione! -
- Già... - sospirò - Ma senti, devo davvero frequentare quel posto? È una rottura di palle. - continuò guardandomi con occhioni da gatto.
Sapevo che si stava riferendo al liceo - Sì devi! Credimi, lo so. - gli appoggiai la mano sulla spalla - Prendila come un allenamento sul mantenere il controllo. Male certo non ti fa. - lo presi in giro. Lui di risposta mi mostro il dito medio.
- Ti voglio bene anch'io! - gli feci l'occhiolino.
In quel momento uscì dal bagno Jolene vestita con camicetta nera semitrasparente, una minigonna nera con strisce di pelle bianche, e stivaletti neri. Non portava nessun tipo di reggiseno quindi le si intravedeva il seno capezzoli compresi.
Francis rimase imbambolato, io invece ero un misto tra ammirazione per il coraggio di uscire in quel modo e gelosia paterna per lo stesso motivo - Ma che...? - esclamai.
Jolene fece un giro su se stessa facendo svolazzare le strisce di pelle della minigonna e i suoi capelli biondi perfettamente lisci - Come sto? -
- Molto bene, davvero, se vuoi andare a battere per le strade! - cercai di essere il più diretto possibile.
Lei strabuzzò gli occhi - Che c'è che non va? -
- Non lo so, forse il fatto che hai le tette in bella vista? - ribattei.
- Ma le ragazze della mia età si vestono tutte così. Anche tu lo fai molte volte. - controbatté lei.
- Tu non sei della loro età, hai un anno in meno, Jolene. E io ho ventuno anni per la miseria. Tu sei ancora una ragazzina. - continuai.
- Ma loro... - provò a dire.
- Non mi interessa, va subito a metterti qualcosa sotto la camicia! - le ordinai.
Lei alzò le mani e con una delle sue solite facce da schiaffi se ne tornò in camera per cambiarsi. Quando tornò indietro si era messa un reggiseno nero, ma la scollatura era appariscente, aveva evidentemente slacciato un bottone in più per dispetto nei miei confronti "Meglio di prima, comunque!" pensai.
- Posso andare ora? - mi chiese lei con strafottenza.
- Sì! - le sorrisi, anche se avevo una gran voglia di strozzarla mentre mi passava accanto per uscire di casa.
Notai Francis con la mano alzata - Che c'è? -
- Secondo me non era poi così scandalosa. - fece con uno strano sorrisetto sulle labbra.
Lo guardai male - Vattene a scuola. Subito! -
Francis prese lo zaino e a passo svelto mi passò accanto, io con uno scatto gli diedi uno scappellotto seguito da un suo "Ahia!" - Sai già il perché. - gli dissi con tono da rimprovero.



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