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martedì 1 novembre 2016

Stagione 2 Episodio 34



- Che succede, Marcus? I tuoi colpi sono sempre più deboli. - chiese Arthur.
Marcus rimase immobile. - Forse... anche il corpo è uno strumento effimero nel mantenere salda l'anima. - Sembrava più un ragionamento personale che una risposta al compagno.
Arthur lo guardò storto. - Molte volte non riesco a capire niente di quello che dici, lo sai? -
- Perché la tua mente non è aperta. - rispose secco, Marcus.
- Per l'appunto! - Arthur, ricominciò con la sua risata fastidiosa.
Diedi una rapida occhiata di lato, Jolene e Julia avevano portato al sicuro il vicecomandante.
Approfittai del momento di distrazione dei due uomini per lanciare la spada nella loro direzione. Marcus si scansò di lato per evitarla e la lama si era conficcò nella lamiera. Entrambi rimasero a guardare la katana dondolare avanti e indietro. Raccolsi le forze e mi concentrai, poi mi lanciai in avanti, mi teletrasportai davanti alle due streghe e, sfruttando lo slancio, usai l'impugnatura come perno, ed infine diedi un calcio in faccia a Marcus.
Lui, stordito, indietreggiò di qualche passo con la mano sul volto.
- Sai che non si picchiano gli invalidi? - mi fece Arthur. Poi provò a colpirmi con le sue lame d'acciaio.
Disincastrai la spada e parai i due fendenti, uno dall'alto e l'altro da sinistra, e contrattaccai con un calcio allo stomaco che lo allontanò di qualche metro.
Marcus, che si era avvicinato, provò a colpirmi di lato con la sua arma, ma i riuscii a voltarmi e a parare per poi contrattaccare con due fendenti e una stoccata. Lui, con uno scatto, indietreggiò schivando tutti e tre i colpi. Sentii una minaccia alle mie spalle, mi girai e istintivamente parai per un soffio il colpo di Arthur alla schiena, poi con una spallata lo spinsi lontano. Indietreggiai, non potevo stare in mezzo a due avversari troppo a lungo.
Mi misi in guardia aspettando una loro mossa.“Merda, sono più forti di quello che pensavo!”, imprecai nella mia testa. Ero già allo stremo: teletrasportarsi troppe volte era stancante e farlo con altre persone prosciugava completamente le energie.
Entrambi i miei avversari si avvicinarono camminando e furenti mi attaccarono dai lati. I loro fendenti erano veloci e precisi ma riuscii, con sforzi enormi, a parare la maggior parte dei colpi e a schivare il resto. Tenni testa alle due furie titaniche per alcune riprese grazie alla forza della disperazione ma stavo per crollare, erano diventati più imprevedibili e veloci.
Marcus stava per colpirmi e io ero troppo stanco per reagire tempestivamente. Quando vidi la lama alzarsi su di me pensai fosse finita, ma dall'alto una freccia verde arrivò quasi alla testa del mio avversario. Lui con uno scatto del polso riuscì a deviare la traiettoria del proiettile.
Indietreggiai per riprendere fiato. Da dietro Marcus, un ragazzo armato di kijik, saltò sulla coperta e lo attaccò alle spalle, ma il suo avversario riuscì a parare ogni fendente di Francis.
Arthur mi guardò sorridente. - Hai chiesto auto ai tuoi amici per combattere le tue battaglie. Non ci siamo proprio sai? - Sembrava divertito, per nulla sotto stress per il combattimento.
- Sai, ero un po' stanca, volevo un cambio! - ironizzai col fiato corto.
- Nemmeno noi possiamo batterci con voi fino al giorno del giudizio. - rimbeccò lui.
Feci spallucce. - Vi potete sempre arrendere! -
Scoppiò a ridere come una iena poi mi attaccò con altri fendenti precisi che parai e schivai. Improvvisamente, dalle spalle sentii un rumore di motori e ingranaggi. Arthur si fermò di colpo quindi feci qualche passo indietro. Mi voltai e vidi il cannone della USS Samaritan posizionarsi verso sud e sparare un colpo. Seguii la traiettoria e subito dopo un'esplosione fece tremare l'intera nave, le fiamme si potevano vedere anche da quella posizione.
Arthur scattò verso di me e mi diede un calcio allo stomaco, era così veloce nei movimenti che non riuscii a vederlo. Il calcio mi fece volare ulteriormente indietro di svariati metri. Sentii urlare Francis, poi Marcus lo fece scivolare di schiena nella mia direzione.
Gli andai incontro. - Stai bene? - urlai.
Lui si rialzò a sedere. - Sono vivo. Ma quei due sono maledettamente forti. - Il suo sguardo era rassegnato, aveva dato tutto se stesso ma non era servito a niente.
- Ma non possiamo... - Mi fermai di colpo quando, nel riverbero del calore delle fiamme, un uomo a petto nudo con una croce tatuata al centro e pantaloni lunghi eleganti trasportava, sulle spalle, due ragazze prive di sensi.
Quando arrivò da Marcus e Alrthur, riuscii a riconoscerle: Valentine e Jolene. Con un gesto morbido e fluido gettò verso di noi le ragazze, riuscimmo ad afferrarle al volo con uno sforzo considerevole. Erano illese, con qualche livido ma vive.
- Perché non ci avete uccisi? - chiesi.
Arthur si mise a ridacchiare. - Perché? Ma non è ovvio? Ci servite vivi... per ora. -
- Vivi? Per cosa? - chiese Francis confuso.
Udii una porta aprirsi alle nostre spalle. Francis ed io ci voltammo e vedemmo Thessa uscire. - Oh, no. Non esiste. - esclamai.
- Per questo! - rispose Marcus.
Thessa, senza guardarci, ci superò mettendosi davanti a noi. - Voglio uno scambio: io mi consegno e voi lasciate illese tutte le persone su questa nave - esordì. Aveva un tono serio e maturo degli anni che portava.
Arthur scoppiò a ridere. - E se rifiutassimo le tue condizioni? -
Thessa tirò fuori una pistola, fece scorrere la canna e se la puntò alla testa. - Allora niente Matriarca! - rispose.
Tutti e tre la guardarono: l'uomo pelato restava in silenzio, Marcus immobile con la testa inclinata e Arthur che passava lo sguardo dalla bambina ai suoi compagni impaziente.
- Non c'è soluzione! - decretò Marcus. - Accettiamo le tue richieste. Nessuno verrà più ferito o ucciso da noi oggi. -
Avevo osservato la scena incredulo. Dopo tutto quello che avevamo perso per proteggerla lei si consegnava deliberatamente al nemico. - No, Thessa, non... - provai a dirle.
Lei, però, non mi aveva ascoltato ed era avanzata verso di loro. - Mi dispiace, non c'è altro modo. - Dal tono di voce sembrava sul punto di piangere. Molto probabilmente sapeva cosa le stava per accadere e non sembrava nulla di piacevole.
Impotente, seguii con gli occhi Thessa scendere dalla nave ed andarsene assieme alle tre streghe che mantennero la promessa.
Il resto della giornata Francis ed io lo passammo ad aiutare i numerosi marinai feriti in attesa che Jolene e Valentine si riprendessero. Tutti gli sforzi fatti fino a quel momento erano stati vani. Il piano che avevo ideato per proteggere i Crociati era risultato inutile. Quelle tre streghe ci surclassavano in potere e strategia.
Alla sera, finalmente, Frank era uscito dall'operazione. Il dottore mi aveva detto che era riuscito a sopravvivere solo grazie al nostro tempestivo salvataggio.
Entrai in infermeria dove il vicecomandante era ricoverato. Era, in realtà, una cabina divisa in due stanze: una adibita alle operazioni e alle visite, la seconda era per i pazienti ricoverati. Andai dritto verso la seconda stanza trovando Frank sdraiato in una delle cuccette più bassa.
- Come ti senti, idiota? - gli chiesi con tono scherzoso.
Frank rise debolmente. - Sì, hai ragione. Quando si tratta di proteggere i miei uomini non guardo in faccia a nessuno. Però, anche tu non sei da meno... - Si alzò a sedere dolorante.
- Già... non sono riuscita a fare nulla, anzi, ho peggiorato la situazione... - Mi sentivo in colpa per i loro feriti e i loro morti, ma anche di aver permesso a quei tre di portarsi via Thessa.
- Di cosa parli, strega? - mi chiese burbero.
- Mi hai detto che è colpa mia se è successo tutto questo... - Mi guardai attorno indicando i feriti. - …mi dispiace molto. - Abbassai lo sguardo.
Frank sbuffò. - Non è colpa tua ma di quelle streghe. La tua unica colpa è quella di aver lasciato che una ragazzina si sacrificasse per proteggerci. Quello è un disonore a qui dovrai rimediare - spiegò guardandomi negli occhi.
Risi nervoso. - E come faccio? Il mio piano ci ha quasi fatto ammazzare. - Ero demoralizzato, non capivo cosa fosse andato storto.
- Ho sentito del vostro piano. Era molto buono. Il problema stava nel fatto che i vostri avversari erano troppo forti di voi. Ora ti svelo un piccolo segreto, ragazza: più una strega è forte e più tende a commettere errori. Usa questi errori a tuo vantaggio. - Mi fece l'occhiolino.
Gli sorrisi. - Okay! Ora vado, torno a casa e ci penserò su. Grazie! - gli feci con sincerità. Non avevo capito cosa intendesse dire ma feci finta di nulla.
- È incredibile quello che sto per dire... Grazie a te per aver combattuto con noi! - Mi strinse forte l'avambraccio. Ricambiai il gesto e uscii dalla stanza.
Quando Jolene e Valentine si ripresero tornammo a casa. Tutti e quattro sapevamo di aver fallito e nessuno riusciva a dire una parola durante il tragitto. L'unica cosa positiva di quella giornata era il termine delle ostilità da parte della cellula crociata di New Orleans. La guerra in questa città ormai era finita.


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