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domenica 18 dicembre 2016

Stagione 2 Episodio 39



Sentivo dolore, fisico ed emotivo. A fatica riuscivo a respirare.
Provai a prendere una boccata d'aria e aprii gli occhi, stavo ingoiando più aria possibile.
Il dolore al petto e al braccio erano lancinanti,urlai e mi rannicchiai aspettando che passasse. A fatica provai a toccarmi le ferite ma mi accorsi che erano sparite.
Ma... cosa...?, provai a pensare. Anche formulare pensieri mi riusciva faticoso.
Ero madido di sudore, per un attimo avevo creduto che tutto ciò che avevo vissuto fosse stato un incubo, ma lo strazio che provavo mi riportò alla realtà. Era successo davvero, avevo perso tutti.
Erik, cos'hai?, mi fece una voce femminile nella mia testa.
Cercai di risponderle ma il dolore era ancora intenso. I... miei... ricordi..., fu l'unica cosa che riuscii a dirle in quel momento.
Il cuore mi batteva velocemente per colpa dell'adrenalina, cosa che non aiutava a calmare i nervi. Se continuava a battere a quella velocità rischiavo l'infarto. Provai a respirare profondamente e rallentare, per quanto mi era possibile, il ritmo cardiaco.
Dopo alcuni minuti Evaline commentò: Oh mio dio. Hai fatto un viaggio indietro nel tempo poco prima di morire..., Era sbalordita nel formulare quella frase.
Anch'io facevo fatica a crederlo eppure le prove erano evidenti: mi ero svegliato nel mio letto, le ferite mortali erano completamente sparite, e il dolore che provavo era reale.
Quanto?, le chiesi cercando di rallentare ancora i battiti.
Evaline rimase in silenzio per qualche secondo. Tredici ore!, rispose pacata.
Mi misi a ridere, una risata nervosa. Cazzo, quella ragazzina è una mina vagante. Ha un potere tanto terrificante da farmi venire i brividi. L'idea che esistesse un potere tanto devastante quanto straordinario era terribile, almeno per me.
Quel pensiero, stranamente, mi fece calmare abbastanza da riprendere un po' il controllo. Poco a poco, il dolore si era affievolito abbastanza da riuscire a respirare.
A fatica, mi alzai a sedere appoggiando la schiena sulla testiera del letto. Sai, più che viaggio, lo definirei un balzo nel tempo. Sorrisi.
E cosa ti fa credere che sia la definizione giusta?, mi chiese incuriosita.
Perché per tutta la giornata tu non c'eri. Ti ho chiamata molte volte ma non hai mai risposto. Se io avessi viaggiato nel tempo lo avresti fatto anche tu e non avresti bisogno di guardare nei miei ricordi per sapere cos'è successo. Detto questo, ci possono essere solo due conclusioni a tal proposito., le spiegai.
Lei rimase in silenzio a ragionare. O io non ero inclusa nel continuum spaziotempo, oppure quello che hai vissuto è una versione spaziotemporale alternativa alla nostra.
Esatto, il che fa di Thessa la strega più pericolosa in assoluto, le risposi.
E per quale motivo?, chiese confusa.
Perché, per spedirmi indietro nel tempo, ha eliminato la realtà alternativa di cui hai parlato cambiando di fatto il futuro. In pratica ha distrutto l'intero universo, in un certo senso. Guardai le mie mani, stavo tremando a quel pensiero.
Hai paura? Sentivo che Evaline era preoccupata.
Sì, non per la battaglia, ma perché finalmente incontrerò lei. Sorrisi. Ero euforico.
Lei sorrise di rimando. Ho capito, anch'io non vedo l'ora.
Ero felice si sentire di nuovo la voce di Evaline nella mia testa, mi dava un senso di sicurezza. Restai a letto a fissare il soffitto per alcuni minuti.
Con fatica mi alzai dal letto. Il braccio e il petto mi facevano male ma era anche se era sopportabile. Andai all'armadio, scelsi una T-shirt a maniche lunghe nera e ricamata nella parte superiore, e un paio di jeans neri lunghi e la biancheria pulita. Uscii dalla camera e scesi le scale per andare in bagno e farmi una doccia.
Mi bloccai appena sentii la voce di Jolene imprecare contro la reporter che stava dando la notizia falsa che avevo sentito ore prima.
- Jolene... - sussurrai con voce tremante.
Con un po' di timore mi avvicinai e, appena vidi il suo volto, per un istante mi mancò il respiro. È viva. La mia piccola Jolene, è viva! Non avevo pensato che erano tutti vivi in questa linea temporale. Mi sedetti accanto a lei e l'abbracciai con tutta la forza che avevo in quel momento.
Lei fece un rumore di sofferenza, stavo stringendo troppo. - Mamma, che ti prende? - provò a chiedermi.
Io non risposi, volevo solamente tenere tra le braccia di mia figlia. Alla fine anche lei mi abbracciò e restammo in silenzio.
In quel momento Francis scese le scale, mi voltai sorridendogli e facendogli cenno di avvicinarsi. Appena fu abbastanza vicino lo agguantai e lo inglobai i un abbraccio collettivo. Inizialmente entrambi i ragazzi si lamentavano l'uno della vicinanza dell'altra ma, dopo qualche minuto, si lasciarono andare e mi abbracciarono.
- Voglio un bene dell'anima ad entrambi. Quindi, per una volta smettetela di litigare e cominciate a volervi bene. Non potete continuare a negare i sentimenti che provate l'uno per l'altra, è stressante per tutti ed è una debolezza per voi. - Mentre lo dicevo, sapevo che il loro legame era molto forte nonostante i continui litigi perché lo avevo visto con i miei occhi.
Entrambi si fissarono. Per un attimo sembravano immobili, poi però cominciarono a diventare rossi in viso e distolsero lo sguardo l'uno dall'altra.
- Io... non faccio altro da sei mesi, ormai. Darei la vita per ognuna di voi, soprattutto a te. - fece Francis guardando per un istante Jolene.
Jolene lo guardò di nuovo, aveva uno sguardo commosso. - Anch'io ti voglio bene. È solo che ho paura di perderti quindi cerco di tenere le distanze.
Francis sorrise. - Sei una scema. Sai che non serve a niente un atteggiamento del genere.
- E tu uno stupido cretino, perché hai usato il mio stesso modo di fare. - sorrise lei, e appoggiò la testa sulla spalla del ragazzo. Erano entrambi raggianti, non li avevo mai visti cosi felici prima di allora.
Restai a guardare quella scena, ero contento che finalmente avessero ammesso cosa provavano l'uno per l'altra.
Evaline si mise a ridere. Sai che quei due si metteranno insieme, vero?
Macché! Continuai ad osservare la scena e gli atteggiamenti che avevano entrambi. Pensi davvero che... Ed infine vidi come si guardavano. Oh, merda. Che cos'ho fatto?
Evaline rise. Gli hai solo aperto gli occhi. Sarebbe successo comunque prima o poi.
Un sentimento di gelosia si fece strada nel mio cervello. Era meglio poi., feci scontroso.
Su, su. Guarda il lato positivo, poteva andare peggio, mi rispose.
E come?, chiesi.
Poteva mettersi assieme a un fighetto alla Justin Bieber, scoppiò a ridere.
Effettivamente... mi grattai la testa.
- Bene, vi lascio soli. Io vado a farmi una doccia. - provai a dire loro. - E a quanto pare non mi ascoltano più. - sussurrai.
Mi alzai dal divano e mi avviai per il bagno, avevo un'altra questione da risolvere e non mi sarei arreso finché non ci fossi riuscito.  






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