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sabato 31 dicembre 2016

Stagione 2 Capitolo 41




Attesi fino alle diciannove e trenta, Valentine, Francis e Jolene erano nervosi per la battaglia che stavano per combattere. Io invece ero tranquillo, avevo calcolato tutto nei minimi dettagli durante il pomeriggio: avevo chiesto a Francis di portare i suoi para bracci per sicurezza, e Jolene era in sintonia con lui, cosa che avrebbe giovato moltissimo in battaglia; avevo fatto tornare la grinta a Valentine perdonandola per il suo comportamento; avevo trovato, attraverso la comunità cinese, e contattato i superstiti del Massacro Della Città Dei Morti e i Crociati del capitano James per incontrarli davanti all'entrata del Charity Hospital: volevo mettere definitivamente la parola fine alla rivalità tra le due fazioni. In pratica avevo predisposto tutto per godermi la sua entrata in scena perché sapevo che avrebbe segnato la nostra vittoria.
Partimmo da casa in orario e con lo stesso tempismo riuscimmo ad arrivare al piazzale esterno dell'imponente edificio. Il cancello era aperto e all'interno due gruppi di persone, una ventina a fazione, stavano agitando armi e discutevano animatamente, il brusio arrivava fino dentro l'auto.
Guardai meglio e mi accorsi che uno dei gruppi erano i soldati di James. Quelle invece sono le streghe scampate quella notte e le loro congreghe, bene, sorrisi. Parcheggiai l'auto e scesi assieme agli altri. Mi avvicinai abbastanza da sentire i loro discorsi.
- Voi bastardi Crociati dovreste morire! - sbraitò un uomo grosso e alto nel gruppo delle streghe.
- Cerchi di calmarsi, non siamo qui per creare problemi. - fece con tono pacato Michael. A quanto pareva era tornato in servizio ma il suo atteggiamento era cambiato, sembrava più professionale e pacato.
- Voi siete il problema da centinaia di anni. - inveì un'altra strega incappucciata.
Michael indietreggiò di qualche passo. - Noi stiamo solo eseguendo gli ordini del nostro comandante... - provò a dire ma i suoi compagni alzarono i fucili contro le streghe che si misero in guardia. - No. Fermi! - ordinò in tempo accorgendosi di quello che stava per accadere. Riluttanti i soldati abbassarono le armi.
- Ecco. Questa è la vostra natura: prendete e attaccate pretendendo di essere nel giusto. - protestò una donna di colore con le trecce e una spada ricurva in mano.
- Come ossi? Noi seguiamo la legge che Dio ci ha dato. - commentò uno dei soldati.
- E come fai a dire che è stato il tuo dio a creare quelle leggi? Potrebbe essere stato chiunque, come i capi della tua ridicola chiesa per esempio. - urlò la donna.
- Non essere ridicola, strega. Dio ha dato a noi tutto e tu lo ripaghi adorando il diavolo. Quindi non comprenderai mai il suo dono. - ribadì un secondo soldato.
Il gruppo di streghe si mise a ridere. - Diavolo? La natura di tutte le cose secondo te è il diavolo, davvero? - chiese facendo un gesto ampio con la mano.
I soldati rimasero in silenzio interdetti. - È stato Dio a creare tutte le cose, non i vostri dei pagani fratelli del diavolo. - commentò un altro soldato come per convincere se stesso.
- Ora basta! È inutile provare a discutere con gente come voi. Avete una mente così chiusa che non capireste nemmeno se vi mettessimo la verità davanti agli occhi... Voi conoscete solo una cosa, proprio come noi: la violenza. - disse l'uomo robusto e si mise in posizione per attaccare. I Crociati alzarono di nuovo le armi intimoriti.
Il teatrino dell'assurdo è finito, sbottò Evaline.
Avanzai fino ad arrivare in mezzo ai gruppi e sguainai la Honjo Masamune. - Cosa credete di fare? - sbraitai furioso.
Un vecchio dai vestiti gitani si fece avanti. - Quelli sono dei maledetti Crociati. - inveì.
Mi girai verso di lui. - Lo so. - risposi.
L'uomo robusto si avvicinò. - Lo sai? Allora perché dai loro le spalle? - Sembrava turbato dalla risposta che potevo dargli.
- Perché li ho chiamati io. - risposi secco.
- Tu cosa? Sei forse impazzita passando dalla parte del nemico? - continuò.
Sospirai e abbassai la spada. Ma no... Semplicemente credo sia ora di finirla con questa stronzata tra streghe e Crociati. Non capite che a rimetterci sono soltanto gli innocenti? - Mi rivolsi a tutti.
- Quali innocenti? Qui vedo solo adoratori del diavolo. - replicò un soldato indicando le streghe.
- Quelli tra i civili. Persone comuni coinvolte nei vostri inutili scontri. - si avvicinò Valentine.
L'uomo robusto si ammutolì ma la donna ignorò l'atteggiamento del compagno. - Ma voi chi credete di essere per chiedere tali pretese?
- Nessuno. Siamo solo le streghe che hanno ucciso Era e il suo Gran Circolo. - La fissai negli occhi volevo che capisse bene di cosa parlavo.
All'inizio quasi tutte le streghe si misero a ridere. Poi, però, uno a uno, smisero di ridere riconoscendo Valentine e notando che i Crociati erano rimasti seri. Era una carta che non volevo giocare per non turbare la pace che ci dava l'anonimato, ma questa volta era necessario usarla.
- V... voi? - balbettò il vecchio gitano.
Feci di si con la testa. - Ora siamo noi il Gran Circolo di New Orleans. E se sentiremo che uno dei nostri... - fissai le streghe, poi mi girai e mi rivolsi ai Crociati. - ...o dei vostri combinare casini, lo ammazzo con le mie stesse mani. Chiaro? - chiesi in generale e ad alta voce per farmi sentire da tutti.
I Crociati annuirono debolmente, erano intimoriti dal mio sguardo. - Che cos'era quello? Rispondete come si deve. - sbraitò Michael ai suoi uomini.
- Sissignora! - risposero ad unisono mettendosi sull'attenti.
Tornai verso le streghe che erano attonite da ciò che stavano vedendo. - E va bene. Sinceramente essere un membro del Gran Circolo temporaneo per me è stato un peso. Volevo solo che le persone a me care stessero al sicuro. Poi quella notte una sola strega ha massacrato quasi tutti i membri in pochi minuti. - spiegò l'uomo robusto.
- È stato orribile. - fece una donna sulla quarantina dai capelli biondi.
- So anche questo. - sospirai abbassando lo sguardo. Per un istante mi tornò alla mente l'immagine di Mei martoriato da Arthur.
- Tu? Come...? Eri l'assistente di uno degli anziani. Se sei così potente da aver ucciso Era, perché non hai combattuto quella notte? - Mi guardò confuso.
Alzai il sguardo e mostrai la katana. - Non ero armata. E quella strega è lì dentro assieme ai suoi amichetti. - Gli sorrisi indicando il palazzo.
Tutti i presenti si girarono verso l'edificio ammutoliti. In quel momento la colonna di luce si alzo a cielo con il suo caratteristico ronzio stordente. Avevano iniziato a diablerare Thessa.
Guardai verso Valentine, era terrorizzata. - Evaline... quella è... dob... dobbiamo... - balbettò.
- Sì, e so pure questo. - Le appoggiai la mano sulla schiena. - Tranquilla, nessuno diablerà Thessa. - Le feci l'occhiolino. - A proposito, sto bene così o è troppo elegante? Dovevo tenerli lisci, vero? - mi toccai i capelli preoccupato.
- Stai... stai... benissimo... - mi guardò confusa.
- Oh, okay. Andiamo a spaccare qualche culo. - esclamai entusiasta. - Voi invece starete qui fuori a controllare che nessuno esca e, soprattutto, che nessuno entri per sbaglio. Non voglio che altri innocenti vengano coinvolti in questa storia, chiaro? - ordinai.
Entrambi i gruppi, imbambolati, risposero di sì. Avevano finalmente capito chi ero, ora dovevo solo dimostrare cosa sapevo fare.
- Evaline... - mi chiamò Michael. - Volevo dirti che mi dispiace per... hai capito, no? - Si grattò la testa imbarazzato.
- Aver provato ad uccidermi? - gli chiesi senza mezzi termini.
- Sì. Ho saputo quello che hai fatto durante l'attacco di ieri e volevo scusarmi, anche se non è minimamente abbastanza. - spiegò.
Lo guardai negli occhi, sembrava sincero. - Okay. Accetto le tue scuse. Però, non è tanto quello che sei ma quello che fai che ti qualifica. - Gli sorrisi appoggiandogli il pugno sul petto.
Lui sbuffò. - E tu ricorda che da un grande potere derivano grandi responsabilità.
- Già. - risposi sorridendo e proseguii verso l'entrata dell'edificio.
Sentii una mano appoggiarsi alla mia spalla. - Ma che cos'hai oggi? Sei diversa dal solito. - mi sussurrò ad un orecchio Valentine.
- Nulla. Stavo pensando che con certe persone la pace ha avuto la sua chance, ora è il turno della guerra. - le risposi rinfoderando la spada. Il suo sguardo si accese. Era entrata in Trance, come lo ero io.  



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