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martedì 30 maggio 2017

[Oneshot] Episodio 9






 26 Marzo 1956


Nei due giorni successivi Samari era riuscita a tornare a casa e io ero riuscita con qualche difficoltà ad evitare Joseph. Speravo di non vederlo più e lasciargli vivere la sua vita. Il terzo giorno però si presentò davanti al bancone.
- Tu non ti arrendi mai? - sbuffai infastidita.
- Con te? No, mai! - rispose Joseph tirando fuori del denaro.
- Perché non mi lasci in pace? - continuai strappandogli i soldi dalle mani.
- Perché io... - cercò di dire ma fu fermato dall'abbraccio di un uomo di trent'anni.
L'uomo aveva un vestito nero e un cappello alla modo di quel tempo, sul viso aveva una cicatrice lungo tutta la guancia. Sembrava averne passate tante in gioventù.
- Porca troia! Sei Deraneau? Il nostro piccolo Joseph Deraneau? Cristo santo, sei diventato un uomo. Ma guardati. - gli urlò strattonandolo.
- Jackson... - lo salutò Joseph.
- Come te la passi nel mondo che abbiamo contribuito a creare? - continuò Jackson.
- Sono venuto a trovare una persona a me cara. - rispose togliendo lo sguardo da me.
Per un attimo mi sentii imbarazzata, sembrava stesse parlando di me ma scacciai quel pensiero. Preparai un caffè a Joseph e glielo misi davanti. - Vi - Mi schiarii la voce. - Vi conoscete?
L'uomo mi guardò incredulo. - E tu conosci questo qui? Amico, hai fatto tombola è davvero un angelo questa ragazza. Comunque, tesoro, sì conosco il tuo fidanzato. - mi sorrise.
- Non è il mio... fidanzato! - ero ufficialmente in imbarazzo.
- Sì, come no. - Poi si avvicinò a me. - Vuoi sapere un segreto? Questo piccolo stronzetto cagato male ha salvato la vita a me e ad altri cinquecento figli di puttana massacrando un intero battaglione tedesco durante lo sbarco in Europa. Ha fatto il giro largo, ha scalato la costa a strapiombo e ha preso alle spalle quei merdosi nazisti armato solo di una spada. Deraneau, che tipo di spada era? - gli chiese infine.
Joseph mi guardò per un istante ma poi voltò lo sguardo. - Una sciabola settecentesca della mia famiglia, ma avevo anche un pugnale dell'esercito rubato da un cadavere. - provò a giustificarsi, come se avere un coltello in più potesse cambiare la prospettiva.
- Andiamo, non fare il modesto. Hai eliminato cento di quei bastardi compresa una mitraglietta puntata su di noi, e avevi solo undici anni. Ci hai letteralmente salvati. Sei un eroe. - continuò a elogiarlo Jackson.
Io ero rimasta stupefatta da quella storia, mi sembrava di sentire una delle battaglie di Evaline e della sua incredibile abilità nel maneggiare la sua Honjo Masamune.
Avevo lo sguardo fisso su Joseph quando sentii uno sparo. Mi girai d'istinto e vidi Cecilia cadere a terra, non si muoveva e la chiazza di sangue era enorme. Mi misi una mano sulla bocca per evitare di gridare. Poi spostai lo sguardo verso chi aveva sparato: erano cinque individui con dei passamontagna neri sulla testa e armati di fucili e pistole. Notai che uno di loro era una donna dal formoso seno e dalla voce. I clienti cominciarono a urlare.
Uno dei rapinatori sparò in aria. - Fate silenzio, questa è una cazzo di rapina.
Un altro rapinatore puntò la pistola verso Mandy. - Avanti troia, svuota la cassa. Veloce. - le intimò. Lei presa dal panico aprì la cassa e comincio a riempire il sacco che il rapinatore le aveva dato.
Quello che aveva sparato a Cecilia si avvicinò a noi tre assieme a un suo collega che mandò in cucina. Subito dopo udii due spari e il rapinatore tornò in sala coperto di sangue.
- Tu, con l'abito elegante, levati dal cazzo. - gli fece il capo dei rapinatori.
Jackson mi fece l'occhiolino. - E se non volessi?
L'uomo gli puntò la pistola alla testa. - Se non ti levi dai coglioni ti spappolo quel cervello da bianco che ti ritrovi.
Jackson alzò le mani e guardò Joseph che a sua volta mi fece un cenno verso il coltello lungo sul tagliere dietro di me.
Poi Jackson si alzò dallo sgabello e si girò verso il rapinatore. - Quindi sei uno dei sostenitori di quel King, eh?
- Sta zitto, bianco! - gli sbraitò.
- Okay, amico. Ma sai che c'è? Io non credo che il tuo grande eroe vorrebbe che ti comporti come un prepotente. Uccidere bianchi non farà altro che istigare odio verso di voi, no? - provò a calmarlo.
- Ho detto: sta zitto! - e l'uomo tirò indietro il cane della pistola.
- Okay. - rispose Jackson e si ammutolì per qualche secondo finché l'uomo non si distrasse da un altro cliente. - Ehi, senti dovrei fare una pisciata, come faccio?
- Cos... - Il rapinatore non riuscì a finire la frase, Jackson gli aveva tirato un pugno in faccia.
Il rapinatore cadde a terra tramortito, io presi il coltello, lo lanciai verso Joseph dalla parte del manico e lui lo afferrò al volo mettendosi in guardia. Un secondo malvivente, quello che aveva sparato in cucina, si gettò su Jackson che cercò di prendergli la pistola. Nella colluttazione partì un colpo che trapassò il cranio d Jackson sparpagliando materia cerebrale sul pavimento, fortunatamente la traiettoria del proiettile era verso l'alto e non colpì nessun altro.
Gridai dall'orrore, poi guardai Joseph: era in preda all'ira e tremava. Un secondo dopo si scagliò l'assassino del suo amico che preso alla sprovvista provò a rialzare la pistola, ma Joseph era stato più veloce. Con un taglio netto e preciso gli recise la carotide.
Il capo dei rapinatori si riprese e alzò la pistola verso Joseph, ma lui, sfruttando una rotazione su se stesso, riuscì a conficcargli la lama nell'orbita destra.
Gli altri tre, presi dal panico, scapparono lasciando le armi a terra. Joseph disincastrò il coltello dalla testa del cadavere e corse all'inseguimento.
- Mandy, chiama la polizia io cerco di fermare Joseph. - provai a dirle ma sembrava catatonica. - Ehi, Mandy. La polizia. Subito. - la strattonai.
Quando vidi che si stava riprendendo mi tolsi le scarpe e corsi fuori. Superammo Canal Street ed entrammo nel territorio della comunità cinese. I piedi mi facevano male ma continuai a correre per le viette interne ma non trovammo nulla. Per un attimo io e Joseph pensammo fossero spariti, poi sentimmo delle urla a poche vie da dove ci trovavamo noi.
Con un ultimo sforzo raggiungemmo il vicolo dove trovammo due cadaveri decapitati e due teste avvolte dai passamontagna. La ragazza era in fondo al vicolo circondata da due persone: un uomo e una donna.
- Ehi, voi. Fermi, non fatele del male. - urlai.
I due si girarono verso di me, erano asiatici e uno più grande dell'altra, la ragazza aveva una katana con il fodero bianco e il suo viso era bellissimo. - E voi chi siete? - chiese.
Osservai la spada riconoscendola subito, era la Honjo Masamune. - Tu sei Akemi... - sussurrai. Ne avevo sentito parlare da Kaileena ma non mi sarei mai immaginata di poterla incontrare.
- Come sai il mio nome? - continuò a chiedere.
Joseph si mise davanti a me. - Io mi chiamo Joseph e lei è Tess. Volevamo catturare... ehm, quei rapinatori. I loro compari hanno appena ucciso un mio conoscente. - spiegò.
Akemi lo guardò attentamente. - Non stai dicendo tutta la verità.
Il ragazzo cinese mise una mano sulla spalla di Akemi. - Due sono lì e la terza e là. Sono tutti vostri. - e ci lasciarono passare.
Appena riuscii ad avvicinarmi notai subito che il ragazzo era affetto da strabismo su un occhio. - Mei? - feci stupefatta.
Non conoscevo il vecchio Mei come Evaline e gli altri ma sapevo che per loro era stata una tragedia quando era morto nel Massacro della Città dei Morti. Da quello che avevo intuito era un membro esterno della congrega nonché un punto di riferimento per tutti.
- Va bene, ne ho abbastanza. Ora mi spieghi chi sei e perché conosci i nostri nomi? - continuò Akemi. Il suo carattere assomigliava molto a quello di Kaileena, e la cosa mi fece un po' sorridere.
- Sono una che sa molto del futuro... - mi sbrigai a rispondere. Akemi guardò Mei ma non mi disse nulla.
Andai vicino alla rapinatrice ma quando la guardai negli occhi riconobbi subito di chi erano.
- Perché, Samari? - le chiesi. Mi sentivo tradita, le avevo offerto un tetto e un letto, l'avevo consolata, le avevo dato la mia fiducia e li l'aveva gettata via.
Samari si tolse il passamontagna. - Il Reggente me lo ha imposto, non potevo rifiutare o ti avrebbe uccisa. Mi dispiace tanto. - Era in lacrime ma io non riuscivo a sentire se mentiva.
- E chi è questo Reggente? - continuai. Lei abbassò lo sguardo e non rispose.
Mi girai verso Joseph. - Dice la verità?
- Sì. - rispose. Sospirai, dovevo fare quella che andava fatto e la cosa mi faceva ancora più male.
In quel momento sentii una mano sulla spalla. - Sei un Oracolo? - mi chiese Akemi.
- Qualcosa del genere... - le risposi senza togliere gli occhi da Samari.
Dopo un paio di minuti Mei andò a chiamare la polizia che prese in custodia Samari e la portò in prigione con l'accusa di rapina e duplice omicidio. Mei e Akemi erano già spariti da tempo e Joseph si liberò del coltello, non che servisse in quel periodo: se eri un bianco contro un nero tu avevi ragione a priori anche con l'arma del delitto in mano.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



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