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mercoledì 5 luglio 2017

[Oneshot] Episodio 14






27 Agosto 1971


Come accordato, negli anni successivi Mei non si fece più sentire e noi non lo avevamo più contattato, Samari, invece, aveva continuato a farci visita e a chiederci aiuto durante le crisi delle congreghe sotto la sua protezione. Ma anche questa collaborazione si affievolì con il passare del tempo.
Col passare degli anni Io e Joseph avevamo trovato la stabilità economica e sentimentale. Era stata dura ma alla fine ce l'avevamo fatta.
Nel '71 rimasi incinta, quando lo scoprii fu un giorno meraviglioso sia per me che per Joseph.
Il giorno della nascita andai all'ospedale, mi si erano rotte le acque il pomeriggio e verso sera ero già in sala parto. Scoprii che far nascere un bambino in modo naturale richiedeva una soglia del dolore davvero alta. Chiusi gli occhi, strinsi la mano di mio marito e cominciai a spingere e urlare.
Quando finalmente sentii il primo vagito di mio figlio aprii gli occhi e guardai Joseph che mi accarezzava il viso. Poi guardai verso i dottori e notai che avevano le facce attonite.
- Che c'è? Cosa succede? - chiesi preoccupata.
Joseph andò a controllare e tornò da me. - C'è un piccolo problemino... Nella mia famiglia ci sono state delle nascite un po' ambigue e credo di aver trasmesso questa cosa a nostro figlio. - mi spiegò lui mentre mi portavano mio figlio.
Scostai l'asciugamano che gli copriva il visetto e capii cosa volesse dire: era affetto da albinismo. Era un bellissimo bambino color latte con occhi rossi e pieni di vita. Scoppiai a piangere dalla gioia.
Joseph gli diede il nome più strano che avessi mai sentito, Murphen, come il nome di un suo amico che si era preso una pallottola in testa al posto suo durante la seconda guerra mondiale.
Passai le successive sei ore a dormire. Al mattino le infermiere mi portarono Murphen per allattarlo e insegnarmi come fare quando Joseph entrò in camera.
- Posso entrare? - mi chiese con una ombra in viso.
- Perché lo chiedi se ormai sei già entrato? - lo rimproverai sorridendogli. Speravo di tirargli su il morale.
Lui si sedette vicino a me, mi prese la mano e coccolò nostro figlio. - Ha il tuo naso.
- Sì, hai ragione. - Sorrisi guardando mio figlio che succhiava avidamente il latte materno. - Che cos'hai? - gli chiesi tornando seria.
Joseph fece un profondo respiro. - Due settimane fa è arrivata una lettera dell'esercito. Diceva che ogni veterano di guerra doveva tornare sul campo.
- E dove ti manderanno? - Avevo paura di chiederlo e di confermare le mie ipotesi.
- Vietnam. - rispose lui.
Lo fissai a bocca aperta. Sapevo perfettamente che in quel periodo in Vietnam l'aspettativa di vita di un soldato americano era di massimo due settimane e che l'America stava perdendo.
- No... tu non ci vai. Non adesso... - gli dissi indicando nostro figlio.
- Ma io devo. Altrimenti entrambi perderemo la cittadinanza e Murphen verrà adottato. - spiegò Joseph. Si stava per mettere a piangere per la frustrazione.
Mi avvicinai per baciarlo e lui ricambiò. Lo abbracciai con il braccio libero senza dire nulla perché parlare non sarebbe servito a niente.
Quattro mesi dopo Joseph partì per andare in guerra. Quel giorno lo baciai sperando cambiasse idea e tornasse indietro, ma lui prese la sua borsa e salì sull'aereo.
Il mattino del 6 maggio del '75 sentii bussare alla porta di casa. Andai ad aprire trovandomi davanti un ufficiale con il cappello sottobraccio.
- Salve, cosa vuole? - salutai.
- Lei è la signora Deraneau? - mi chiese.
- Sì, sono io. - gli risposi.
Lui fece un sorriso forzato. - Sono il tenente Mark Tomson, il diretto superiore di suo marito. Devo comunicarle che il 30 aprile di quest'anno il marine Joseph Deraneau ha perso la vita durate l'evacuazione della base operativa.
Il cuore mi si fermò nel petto, per quattro anni ho avuto quella terribile sensazione che no avrei più rivisto Joseph. Mi accasciai a terra, le gambe non riuscivano a tenermi in piedi.
L'uomo continuò a parlare. - Verrà... verrà insignito della medaglia d'onore e pagheremo noi il funerale che sarà a bara chiusa, purtroppo non siamo riusciti a trovare il corpo. - poi mi abbracciò e mi disse: - Con il suo sacrificio Deraneau ha salvato un migliaio di vite. Signora, può essere sicuramente orgogliosa di suo marito.
Io non riuscivo a parlare o a respirare. Il petto mi faceva male e scoppiai in un urlo straziante. Con la morte del mio amato Joseph l'era delle Leggende era ormai finita.

  
Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.


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