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mercoledì 12 luglio 2017

[Oneshot] Episodio 15





1 Luglio 1992
Ero riuscita, da sola, a tirare su un fantastico uomo. Purtroppo Murphen non riusciva a perdonarmi di aver lasciato morire suo padre a migliaia di chilometri di distanza da noi e quindi, appena adulto, se ne andò di casa. Avevo fatto del mio meglio per dargli un'istruzione e una educazione, ho fatto tutti i lavori che questo corpo riusciva a concedermi ma ne è valsa davvero la pena.
Da sempre ha avuto la passione della cucina ed è diventato un bravo chef. Nel ristorante dove lavorava aveva incontrato una ragazza di nome Mikela e avevano cominciato una relazione, anche con dei periodi turbolenti. Ma Murphen non si è mai arreso con lei e l'amava così tanto che molte volte mi faceva tornare a quando Joseph ed io abitavamo vicino al Vallo di Adriano.
Alla fine Murphen sposò Mikela e andarono a vivere assieme. Non gli dissi mai la verità su di me o su suo padre ma il livello con cui maneggiava i coltelli era alla pari di Joseph.
Io, invece, restai da sola per mia scelta, volevo aiutare le persone come meglio potevo anche se ormai avevo cinquantadue anni e gli atti di eroismo erano esclusi. Provai a fare quello che sapevo fare bene, conoscere il futuro. Durante i mesi passati con Evaline e gli altri mi ero immersa nella lettura, leggevo di tutto, quindi ne sapevo abbastanza per sembrare credibile.
Dopo qualche anno il Gran Circolo di Era mi chiese di unirmi a loro. Io accettai, preferivo avere sotto controllo Era che essere del tutto esclusa.
A giugno del 92 il Gran Circolo mi mandò una lettera che diceva di avermi assegnato una guardia del corpo. Alla mia porta si fece trovare un giovane uomo sulla trentina, alto e moro, con due intensi occhi marroni.
- Quindi sei tu la mia balia, eh? - lo salutai.
- È per la sua sicurezza. Gli Oracoli sono più unici che rari, la Sacerdotessa Era vuole assicurarsi che rimaniate fuori dai problemi di questa città. - rispose lui con garbo. Il suo modo di fare era simile a un maggiordomo, la sua voce era calma e le parole ben ponderate.
- Che tradotto significa: non metterti nei casini e renditi disponibile in caso ne avessi bisogno. - Lo fissai negli occhi. Sapevo che era vero, non ero così stupida da credere alla favola della sicurezza.
Lui non rispose e io chiusi la porta dietro di me. Dovevo uscire per delle faccende da sbrigare ed ero in ritardo.
Mi fermai e mi girai verso di lui. - Come ti chiami? - gli chiesi.
- Steve... Steve Monrou, signora. - rispose.
- Cosa fai lì impalato? Se devi proteggermi devi anche seguirmi. - lo rimproverai e continuai per la mia strada.
Si propose per farmi da autista e la cosa mi rese contenta, odiavo guidare. Feci il giro delle comunità e degli ospedali, il mio lavoro consisteva nello dare conforto ai malati e dare speranza ai molti veterani di guerra nei centri d'accoglienza.
In uno di quei centri incontrai un ragazzo biondo dagli occhi azzurri e penetranti. - E tu che ci fai qui, ragazzo? - gli chiesi.
Inizialmente il ragazzo non rispose, poi, grazie anche alla mia insistenza mi rispose: - Sono un soldato di fanteria tornato dalla Bosnia, mi hanno ordinato di disintossicarmi e di entrare in marina.
Sembrava non crederci molto ed era normale perché sapevo bene che non era la normale prassi. Un soldato tossicodipendente viene cacciato dall'esercito, non dislocato.
- Come ti chiami soldato? - chiesi ancora.
Il ragazzo si mise sull'attenti. - Nathan James, signora.
A sentire nominare quel nome rimasi di stucco. Il capitano della USS Samaritan nonché priore della cellula Inquisitoria di stazza a New Orleans nel 2015.
Feci un bel respiro e mi misi a ridere, sapevo che tipo di persona sarebbe stata. - Scusami. Nathan, ti dirò una cosa, poi starà a te crederci oppure no. Diventerai u grande capitano un giorno. E ricorda: se un giorno dovessi incontrare una giovane donna dagli occhi viola sappi che è una brava persona e che avrà bisogno del tuo aiuto e della tua amicizia. - Lo fissai negli occhi per imprimerglielo bene in testa.
- Lo prenderò come mio primo vero ordine da parte di un mio superiore, signora. - disse lui e mi fece di nuovo il saluto militare.
- Conosce quel ragazzo? - mi fece Steve.
- No. Ma lui sarà importante un giorno. - gli risposi.
Sapevo che Nathan diceva seriamente perché conoscevo bene il suo comportamento e fare il saluto militare per lui equivaleva ad adempiere a un giuramento solenne.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing dei libri: Grazie mille.


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