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mercoledì 25 gennaio 2017

Stagione 2 Episodio 45



I piedi di Hirina, a contatto con il terreno, scivolavano come se lei stesse pattinando. In pochi istanti arrivò a portata di attacco e sferrò fendenti furiosi al ragazzo che riusciva facilmente a schivare. Arthur provò più di qualche volta a scappare di lato ma Hirina innalzò muri di roccia per impedirglielo. Notai che non aveva usato gesti, era come se la terra le obbedisse solo col pensiero.
Io approfittai del diversivo che mi aveva fornito Hirina e mi teletrasportai vicino a Thessa. Era sotto shock ma era ancora viva. Meno male. Sospirai sollevato. Feci un cenno a Tiffany che con uno scatto mi raggiunse in un istante.
Rimasi a bocca aperta, poi mi ripresi. - Ma cos'hai fatto in quel posto, hai assorbito la Forza della Velocità come Flash? - chiesi ironico.
- Quasi. Ho assorbito la forza vitale di un'intera città. Poco a poco si dissiperà e tornerò normale, almeno spero. - spiegò lei prima che potessi rimproverarla.
- Comunque rimarrai una Matriarca, lo sai? - ribadii.
- Sì, lo so. In ogni caso sarò più utile al gruppo di prima. - mi sorrise.
Sorrisi di rimando e le accarezzai dolcemente i capelli, poi tornai serio. - Tienila al sicuro finché io ed Hirina non avremmo finito. Ho in conto da regolare con quel bastardo.
Lei si sporse verso di me e mi baciò. - Ecco lo sguardo agguerrito di cui mi sono follemente innamorata. Vai e spaccagli il culo.
Restai di stucco a quella dichiarazione, non me lo aspettavo per niente. Sorrisi imbarazzato e le feci l'occhiolino. - Torno subito, non ti muovere.
Mi girai e notai che Hirina era in difficoltà. Sfoderai la spada, mi teletrasportai di nuovo di fianco alla ragazza e parai un fendente laterale. Hirina riprese il controllo e attaccò il fianco scoperto di Arthur ma lui riuscì a schivarlo.
Il ragazzo era pieno di graffi, abrasioni e scottature, ansimava ed era madido di sudore. Fece uno scatto indietro e, con uno sforzo considerevole, fece scaturire dal suo corpo fulmini viola e blu per costringerci ad indietreggiare. Un fulmine blu colpì in pieno Hirina che urlò e cadde sulle ginocchia.
- Stai bene? Ce la fai a continuare? - le domandai preoccupato.
Hirina aveva le convulsioni da scossa ma riuscì a fare di sì con la testa. Era ovvio che non ce l'avrebbe fatta.
Arthur aveva il fiato corto ed era piegato in due dalla fatica. L'attacco con i fulmini è più dispendioso di quello che credevo, ottimo. Sicuramente non lo userà di nuovo, pensai.
- Voi... voi non capite. Nemmeno tu, piccola ingrata. - invei Arthur guardando Hirina. - Il nostro mondo sta morendo... abbiamo bisogno di tutta la potenza possibile per sopravvivere. Quegli abomini devono essere eliminati prima che sia troppo tardi. - Cercava un briciolo di compassione negli occhi di entrambi ma io non riuscivo a seguire il discorso e non mi interessava.
- N... no... Arthur... Se tu prendi con la forza i poteri degli altri... diventi tu l'abominio. E comunque, sei l'unico ad averli visti... non ci... sono prove... di quello che dici. - rispose Hirina tremando.
- Non mi credi quindi... - sbuffò sarcastico Arthur. - Allora perché avrei fatto tutto questo? Eh? - chiese raddrizzando la schiena.
Hirina inspirò ed espirò profondamente per calmare i nervi. - Perché sei pazzo. Sei in questo stato da quando... sei caduto in quel burrone anni fa. Ti abbiamo trovato a vagare vicino... al torrente e vaneggiare su creature aberranti... e altre diavolerie. E dopo qualche mese hai sterminato il tuo stesso clan rubando la loro forza vitale. Sei intossicato da tutte quelle anime desiderose di andarsene dal tuo corpo. - spiegò anche se sembrava una supplica. In quell'istante capii che non sarebbe riuscita ad ucciderlo.
Lui scoppiò a ridere, la sua solita risata fastidiosa simile a quella di una iena. - Perché erano alla foce del ruscello. Io li ho visti che si replicavano... e divoravano tutto... Ma forse... forse hai ragione. Sono pazzo. Che ne dici allora di liberarmi da questo fardello, cugina. - sbraitò infine creando nuove lame di acciaio sui suoi avambracci.
Io conficcai la Honjo Masamune al terreno nell'incavo tra due piastrelle scheggiate e presi le spade di Hirina e intuii immediatamente come usarle. Era strano ma, nonostante le lame fossero ancora incandescenti, l'impugnatura era appena tiepida. - Queste le uso io, tu prenditi cura della mia Honjo. Sta attenta perché tengo molto a quella spada. - Le feci un cenno. All'inizio mi guardò confusa ma poi fisso la spada e mi sorrise. Aveva capito.
Attaccai Arthur con fendenti precisi e ponderati, avevo bisogno di tempo per far si che il piano funzionasse. Lui parò la maggior parte dei colpi ma alcuni miei fendenti iniziali gli procurarono altri tagli alla gamba e alle braccia.
Quindi la teoria ha un fondamento fisico! sorrisi.
Ci scambiammo altri colpi e incrociammo le lame un paio di volte per poi allontanarci a prendere fiato. Io mi misi in guardia con una spada sopra la testa e l'altra sul fianco.
Lui si mise di nuovo a ridere. - A quanto pare il numero non fa la differenza.
Sentii qualcosa scricchiolare. Spostai lo sguardo sulle spade si stavano scheggiando ed erano tornate di un griglio annerito. Merda, il raffreddamento lento ha indebolito la struttura del metallo. esclamò Evaline.
Okay, ora ripeti in lingua comprensibile, grazie... le risposi.
Evaline non fece in tempo a rispondermi che Arthur si lanciò verso di me e con entrambe le sue lame d'acciaio mi sferrò un fendente all'altezza della testa. Parai istintivamente il colpo che frantumò le armi di Hirina, mi rotolai di lato per evitare di finire decapitato.
Mi rialzai pronto a ricevere un altro fendente ma Arthur aveva continuato a correre verso la cugina. Hirina era indifesa con le mani appoggiate sulla lama della katana che era diventata arancione.
Gettai le spade a terra e mi teletrasportai davanti ad Hirina, disincastrai con un gesto netto la katana dal terreno e menai una stoccata all'indietro. Udii quasi immediatamente il rumore di qualcosa che sfrigolava seguito da un odore di carne bruciata. Ero riuscito istintivamente ad entrare nella guardia di Arthur e colpirlo.
- Tu? Come... hai... fatto a... capire? - mi domando incredulo Arthur.
- Durante il combattimento contro lo Stregone, al cimitero di qualche mese fa, ho notato che ogni colpo che subivi veniva bloccato da qualcosa di invisibile. All'inizio pensavo fosse una barriera d'aria compressa. Ieri c'è stato l'attacco alla USS Samaritan e in quell'occasione i proiettili sparati dal fucile d'assalto di Frank deviavano il loro percorso verso l'alto. Ed infine Hirina ha detto che l'unica in grado di penetrare le tue difese era lei. Lì ho capito: usavi un campo magnetico repulsivo attorno al tuo corpo. L'unica cosa in grado di penetrare quel tipo di difesa è qualcosa con una temperatura superiore ai duemila gradi, ed Hirina ha la capacità di far mantenere una tale temperatura al metallo senza farlo sciogliere, come ha fatto con questa katana.
Arthur rise. - Intelligente... avevo ragione, dovevamo uccidervi quando eravate ancora deboli... - Sputò sangue, poi guardò sua cugina. - Sarò anche pazzo e intossicato... ma non ho mentito. Ti prego... salva il... salvalo... Ti prego... - E smise di respirare. Osservai i suoi occhi, stava piangendo e Hirina a stento stava trattenendo le lacrime.
Con delicatezza posa il corpo di Arthur a terra, estrassi la katana dal suo petto e la rinfoderai. Abbracciai Hirina, la sua vendetta si era compiuta e sapevo che il senso di vuoto che provava l'avrebbe disorientata. Scoppiò a piangere per gettare fuori tutto ciò che aveva tenuto nel profondo. Era stata forte fino a quel momento ma doveva andare avanti e noi l'avremo aiutata in quella impresa.




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