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mercoledì 14 giugno 2017

[Oneshot] Episodio 11





15 Settembre 1961

Erano passati anni da quella prima notte assieme e molte cose erano cambiate. Io e Joseph ci eravamo sposati due mesi dopo ma col tempo il nostro rapporto si era incrinato parecchio. Stavamo ancora assieme ma ci stavamo lentamente allontanando l'uno dall'altra.
Come gruppo, invece, assieme a Mei, Akemi e Samari, eravamo ancora uniti. Le Leggende erano diventate presto gli eroi della città di quel tempo. Rapimenti, congreghe che superavano il limite, sacrifici di persone innocenti, tutte situazioni che noi Leggende avevamo gestito al meglio.
Il Gran Circolo ci lasciava in pace perché non intralciavamo mai gli interessi di Era, anzi era incuriosita da noi. Un giorno l'avevamo incrociata assieme alla sua congrega e aveva espresso la sua curiosità con la frase: - Cinque streghe che collaborano senza essere una congrega. Seguirò le vostre avventure per vedere fino a quanto riuscirete a resistere. - Inutile dire che ci stava prendendo in giro e che la ritenevo una vera stronza.
Quando vidi Valentine mi si fermò il cuore, sembrava una persona soggiogata a Era, senza speranza e sempre triste. Feci semplicemente finta di non conoscerla.
Era la metà settembre del 61 e i nostri informatori ci avevano avvertiti che in un magazzino sul lago Pontchartrai smerciava armi per le bande cittadine ma soprattutto per gli Inquisitori irregolari, persone che si dilettavano a uccidere streghe al soldo dei Vescovi.
Arrivammo di sera per evitare di essere scoperti, le luci erano state fulminate in precedenza da Samari che era rimasta indietro per la fuga, Mei e Akemi erano i pali e Joseph mi stava accanto mentre io cercavo di scassinare la serratura.
- Ti vuoi muovere? - mi fece Akemi
- Sto facendo più in fretta che posso. - risposi mentre cercavo di far scattare l'ultimo perno col grimaldello.
Joseph si appoggiò sullo stipite della porta. - Ma non avevi detto che una tua amica te lo aveva insegnato?
- Sì, è così. Ma, sai, sono passati quattordici anni dall'ultima volta che l'ho fatto. - gli ringhiai addosso. Odiavo il suo atteggiamento, come se quella cosa fosse stata colpa mia. Subito dopo riuscii ad aprire la porta, mi girai e feci un sorrisetto sardonico a mio marito.
Entrammo nello stabile, il magazzino era pieno di casse militari e altri pacchi, fortunatamente era tutto buio e non c'erano guardie in circolazione. Mei e Akemi aprirono le casse confermando i nostri sospetti: all'interno c'erano fucili da cecchino, mitragliette, pistole, i proiettili e altra attrezzatura militare.
Forse erano destinati ai marine in Vietnam, pensai costatando la potenza di fuoco depositata in quel posto.
Vidi Joseph entrare nell'ufficio dello stabile e accendere le luci delle lampade sulle scrivanie. Io lo raggiunsi e cominciammo a rovistare alla ricerca di prove. Forzammo le serrature e aprimmo i cassetti di tutte le scrivanie fino a trovare una cassaforte dietro a un quadro. In realtà era piuttosto palese che ci fosse nascosto qualcosa, un enorme quadro in mezzo a dozzine di ritagli di donne nude spiccava parecchio.
Feci molta più fatica ad aprire la cassaforte, le tentai tutte finché Joseph non mi mostrò un biglietto con scritto cinque cifre.
Baciai Joseph. Che idioti, non sanno che non si deve lasciare la combinazione in bella vista?, pensai mentre la aprivo.
All'interno c'era solo un quaderno con la copertina nera e in nastro dello stesso colore a chiuderlo. Lo aprii e all'interno c'erano i conti e le cifre riscosse ai relativi acquirenti, erano tutti nominati tranne uno che veniva identificato con una macchia nera.
- Che cos'è? - chiese Joseph.
Lo guardai negli occhi. - È un libro nero. Conti, soldi e nomi di una organizzazione illegale sono scritti tutti qui dentro. - gli spiegai.
- Come un grimorio. - sbottò lui.
- Esatto. - gli sorrisi.
Chiusi il quaderno e tornammo da Mei e Akemi. Con quel quaderno avremmo potuto debellare il traffico di armi alla radice.
- Io ho preso questo. - feci soddisfatta mostrando il quaderno.
- Noi invece abbiamo lasciato un regalino ai proprietari di questo posto. Meglio andarcene ora, prima che vada tutto a fuoco. - rispose Mei aprendo la porta sul retro.
Una volta all'esterno e raggiunta la ringhiera mi girai notando le fiamme che uscivano dalle finestre più alte. Mi affrettai a scavalcare la recinzione e mi allontanai ulteriormente, quel posto era pieno di esplosivo e sarebbe saltato in aria in pochi istanti.
Dieci secondi dopo arrivò Samari a bordo del nuovo furgone di Mei. Salimmo e ce ne andammo appena prima che il magazzino saltasse in aria.
Passai altri due giorni a studiare minuziosamente il libro nero usando il metodo “Stilinski”: collegare tra loro fili colorati per trovare il perno centrale dell'organizzazione, il muro del nostro soggiorno era pieno di ritagli di giornale, appunti, e fili.
Alla fine capii che tutti i fondi da parte di terzi andavano tutti alla misteriosa macchia nera passando per tre affiliate alla Solar Grup.
Il giorno dopo andammo tutti alla sede della Solar Grup, entrando notammo che i maschi erano vestiti in giacca e cravatta e le donne con camicia bianca e gonna lunga, c'erano tutti i toni di grigio possibili. Quando mostrai il libro nero alla segretaria ci fece salire fino al quarto piano dove ad attenderci in corridoio c'era un signore anziano, di corporatura esile con molte rughe e borse sotto agli occhi azzurri.
- Signor Ziegler, ecco i suoi ospiti. - fece la ragazza. Ziegler fece un cenno col capo e la segretaria se ne andò con la testa abbassata.
- Posso esservi utile? - chiese con evidente accento tedesco.
Akemi si fece avanti. - Volevamo discutere con lei di questo quaderno.
L'uomo fece una faccia stupita palesemente finta. - Non ho idea di cosa stiate parlando. Ma se non ve ne andate subito chiamerò la polizia. -
- D'accordo, e noi consegneremo questo agli sbirri. - ribatté Akemi.
Ziegler sbuffò, si girò e fece per entrare nel suo ufficio. Sapeva bene che per incriminarlo serviva molto di più di un quaderno con dei numeri. Per un attimo maledii quel periodo storico dove la parola “prova” era un optional per la polizia.
Quando aprì la porta notai, sopra un mobile, una statuetta in metallo raffigurante una svastica.
- Hail Hydra! - urlai. Era la prima cosa che mi era venuta in mente per attirare la sua attenzione.
Ziegler si fermo, si girò e ci guardò furente. - Come hai detto?
- Che c'è, non va più dentro a chiamare la polizia? Ma prima vorrei chiederle una cosa, secondo lei come reagiranno i poliziotti quando vedranno quella bella scultura nazista sul mobile in mogano? - chiesi sbeffeggiandolo.
- È solo un ricordo della guerra! - continuò a fissarmi l'uomo.
- Lei è un ex nazista, signor Ziegler? - chiese Samari disgustata.
Lui la fulminò con lo sguardo. - Sì, ero un nazista e ora sono a capo di questa azienda miliardaria. E tutto grazie alla Macchia Nera. - E infine si mise a ridere.
- Macchia Nera? - chiese Akemi.
- Una organizzazione mondiale segreta creata per governare il vostro mondo. - rispose inorgoglito.
- Sì, come no. Questo lo terremo noi. E stia tranquillo, signor Ziegler, torneremo e non saremo amichevoli come oggi. - fece Akemi e ci incamminammo verso le scale.
Lui sbuffò. - Cinque streghe inferiori che si mettono contro la razza eletta? Buona fortuna.
Io mi fermai, mi voltai e dissi: -Troveremo molte persone disposte ad appoggiarci. Dopotutto, si sa: tutti odiano i nazisti! - sorrisi. Il suo volto cambiò in una smorfia di rabbia. Mi girai di nuovo e mi affrettai per raggiungere gli altri.
Come sempre, appena si sconfigge un nemico ne spunta fuori un altro, stavolta era una agenzia miliardaria capeggiata da un vecchio nazista, la prossima poteva essere la stessa Macchia Nera o peggio.




Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



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