div id='fb-root'/> expr:class='"loading" + data:blog.mobileClass'>

mercoledì 5 aprile 2017

[Oneshot] Episodio 1







Tutti pensano che il tempo sia lineare e prestabilito, un destino invariabile.
È così e io ne sono la prova vivente.
Mi chiamo Thessa Morgan, sono una strega e questo è il diario della mia vita.



15 Febbraio 1947



Aprii gli occhi. La luce del sole mi investiva il viso. Mi strofinai gli occhi e mi alzai a sedere. Quando riuscii finalmente a vedere notai che tutto attorno a me c'erano alberi ed erba alta. Ero sul crinale di una collina e, in lontananza, altre colline mi impedivano di vedere l'orizzonte.
Mi osservai le mani, stavo tremando. Mi resi conto di essere viva e scoppiai a piangere.
Non pensavo di riuscire a sopravvivere a quello che era accaduto: avevo involontariamente creato un paradosso che si era abbattuto su New Orleans e per fermarlo ero entrata in Trance Completa.
- Evaline... - provai a chiamare ma ero da sola in quel luogo.
Presi un profondo respiro e mi alzai. È inutile piangersi addosso, pensai.
Mi tremavano le gambe e faceva freddo. Ero vestita con una maglietta a maniche corte e un paio di jeans leggeri. Cominciai a scendere dalla collina e provai a cercare traccia di civiltà ma non ne trovai. Non c'era anima viva per chilometri.
Camminai per molte ore sotto il sole e al gelo, il vento era pungente. Il fango era soffice ed era difficile avanzare. Ero esausta ma proseguii finché non trovai una strada sterrata a valle, nascosta dagli alberi. Mi guardai attorno ma la strada proseguiva quasi interminabile in entrambe le direzioni.
- Merda! - imprecai.
Proseguii verso quello che speravo fosse il sud, nel peggiore dei casi sarei riuscita a trovare una cittadina per poi chiamare Evaline e gli altri. Il tramonto era di colore rosso intenso e avevo fame. Trascinavo i piedi sul terreno e la temperatura si faceva sempre più bassa man mano che si faceva più buio.
Resisti Thessa. Resisti. Un altro passo, avanti., cercai di incoraggiare il mio corpo ad avanzare.
Le energie erano quasi a zero e in un momento di distrazione inciampai su un sasso e crolla a terra. Stavo per perdere i sensi quando riconobbi una figura si avvicinò a me illuminato dagli ultimi raggi del sole dietro le colline.
Era un ragazzino leggermente più grande di me e vestito in modo strano, una camicia e pantaloni di stoffa rammendati. Si inginocchiò accanto a me e mi prese la mano.
- Sei per caso ferita? - mi chiese preoccupato.
Feci di no con la testa. Ero troppo stanca per parlare.
- Sicura? - chiese ancora cercando di trovare ferite. - Ti sei persa?
Annuii.
- Bene, allora prendi la mia mano e alzai. Non è sicuro stare per strada di questi tempi. - mi porse la mano e mi aiutò a rimettermi in piedi. Mi prese sottobraccio e mi trasportò nella direzione opposta alla mia.
Improvvisamente la testa cominciò a girarmi e la vista mi si appannò. Stavo per cadere ma il ragazzo riuscì a reggermi. È forte anche se è così magro, pensai.
Con molta fatica riuscimmo ad arrivare in una baracca di legno in uno spazio aperto all'interno del bosco. Il ragazzo aprì la porta e notai l'arredamento spartano di quella abitazione: era una sola stanza con un tavolo rettangolare e tre sedie in legno, un letto di fortuna costituito da alcune coperte e un cuscino imbottito di paglia, ed infine dall'altra parte della stanza un caminetto in pietra grezza acceso.
Mi posò sul letto, poi prese la coperta e me la avvolse sulle spalle. - Ecco qua. Avrai freddo con quegli indumenti leggeri... - disse mentre si affrettava ad aggiungere legna al fuoco.
- E poi come ti è venuto in mente di vestirti così in questo periodo. Saresti morta congelata lì fuori. Lo sai? - mi rimproverò.
- Perché te la prendi tanto? Neanche mi conosci. - gli feci di rimando.
- Non lo so, è che non mi piace veder morire stupidamente le persone. - rispose fissando il vuoto. Poi si rimise a punzecchiare le braci con un ramo.
Lo guardai mentre lavorava, sembrava tornato sicuro di se e sapeva esattamente cosa faceva. Sapeva anche l'ubicazione di qualunque oggetto gli servisse. Sicuramente quella era casa sua.
Questo ragazzo è sicuramente più in gamba di me, pensai mentre perdevo definitivamente i sensi dalla stanchezza. Speravo solo di poter tornare a casa il più presto possibile.



Per chi volesse contribuire in questo modo all'editing: Grazie mille.



Libri Precedenti.

1 commento: