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giovedì 29 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 28



Riaprii gli occhi, i raggi del sole mi battevano in faccia scaldandomi il viso. A fatica mi alzai e come ogni mattina provai a toccare Tiffany, ma non ci riuscii. Per un secondo scordai che il suo posto era ormai vuoto, non ero ancora abituato alla sua assenza.
Svogliato mi trascinai verso l'armadio e presi la prima maglietta lunga grigia e una gonna corta e mi vestii. Mi legai i capelli in una coda di cavallo e feci per uscire.
Davanti alla porta sospirai “Forza. Un passo alla volta. Un passo alla volta.” girai la maniglia e uscii.
Scendendo le scale sentii le voci di Jolene, Francis e Valentine che conversavano animatamente. Preso dalla paura cominciai ad aumentare il passo ma appena arrivato in sala notai che non serviva alcun aiuto, Jolene e Francis stavano solo raccontando gli ultimi aggiornamenti a Valentine.
Valentine si girò verso di me - Oh, guarda chi si è svegliata? - mi sorrise.
Non le diedi peso e continuai ad avanzare.
Valentine si girò vero gli altri - Incredibile! - esclamò, poi si voltò verso Thessa intenta, come sempre, a leggere un libro - E tu che mi racconti, signorina? -
Thessa alzò gli occhi dal suo libro - Cinquanta sfumature di grigio fa schifo. -
- Concordo! - affermò al quanto perplessa.
Mi avvicinai al divano - Che succede qui? - chiesi contrariato.
Jolene mi guardò euforica - Mamma, stavo raccontando a Valentine quello... -
- Non mi interessa! - la interruppi - Perché le stai parlando come se fosse una tua amica? - continuai con tono severo.
Jolene sembrava confusa - In che senso? Valentine ti ha salvato la vita e volevo essere ospitale. -
- Salvarmi la vita...? - risi nervoso - È colpa sua se io e Tiffany siamo entrate nel mondo delle streghe. - rimbeccai.
Jolene cercò lo sguardo degli altri - Ma io non... -
- Non hai ancora capito, vero? È colpa sua se Tiffany è... - stavolta, al cospetto di tutti, non riuscii a dire quell'ultima parola. Mi misi la mano sulla bocca e provai a cancellare quel senso di disagio dal mio viso.
Francis si alzò e mi venne incontro - Senti, ora come ora siamo a corto di alleati e lei è una matriarca come te. Ha giurato di non tradirci mai più. Un giuramento solenne, a vita. - spiegò.
- E quindi? - sbottai.
Francis mi strinse le spalle - Quindi lei fa parte della nostra congrega ora. -
Lo fissai negli occhi sperando stesse scherzando, ma lui era serissimo. Non potevo credere che Jolene e Francis fossero a favore del rientro di Valentine dopo quello che aveva fatto.
Mi scostai e alzai le mani - Va bene, fate come vi pare! - voltai lo sguardo verso Valentine - Stammi lontana. E se per sbaglio ti ritrovo a dormire al posto di Tiffany rimpiangerai di aver dato via la tua stupidissima immortalità. -
Valentine sbuffò - Come se con te l'immortalità servisse a qualcosa... comunque, meno male che possiedo la telecinesi allora, così non mi servirà starti accanto per proteggerti. -
Alzai gli occhi al cielo “Ancora quel suo atteggiamento da stronza!” non ero in vena di certi giochetti in quel momento. Soprattutto non riuscivo a credere che stesse succedendo davvero.
Valentine sospirò - Bene, abbiamo risolto il più grosso dei problemi. Ora veniamo alle cose più gestibili. -
- Tipo cosa? - feci strafottente.
Lei mi guardò ma non sembrava offesa - Tipo il tizio che ha cercato di farti fuori! - sorrise.
Incrociai le braccia - Si chiama Michael. Mi ritiene responsabile per la morte del suo amico Jaden. - le ricordai.
- Chi? - era stupita nell'apprendere che sapevo chi fosse.
- Cos'è, hai problemi a ricordare le persone a cui provochi la morte di un amico? - le chiesi spazientito.
Lei rimase a fissarmi per qualche secondo - È vero, ora ricordo. È successo quando abbiamo salvato Tiffany. -
Se ne era davvero dimenticata. La cosa mi diede sui nervi, come poteva essersi dimenticata una cosa così importante come la morte di qualcuno? Per lei la vita umana non valeva nulla, era solo un mezzo.
Tale madre, tale figlia!” pensai cercando di calmarmi.
- Comunque è riuscito a trovarti un volta, chi ci dice che non possa farlo ancora? - continuò Valentine.
- Si è unito a una fazione dei Crociati. Ha i mezzi e la volontà per riprovarci! - la informai aspettando l'imminente risposta scontata.
Lei rimase a bocca aperta - Che cosa? - poi rifletté per qualche secondo - Questo cambia tutto. Non lo possiamo semplicemente minacciare, quel ragazzo diventerà sicuramente un problema. Bisogna eliminarlo. -
Esultai quando disse quelle parole - Ehi, noi non uccidiamo se non per autodifesa, chiaro? - la rimproverai.
Valentine alzò un sopracciglio - Mi prendete per il culo? -
Guardai Jolene e Francis fissarla in silenzio, Thessa stava osservando la scena da sopra il libro.
Jolene si schiarì la voce - Capisco il tuo stupore ma noi non uccidiamo a cuor leggero. Ti abbiamo accettata di nuovo nella nostra congrega, ma tu devi accettare e mettere in pratica le regole non scritte che abbiamo noi. - le spiegò con così tanta calma e gentilezza da non sembrare lei.
- Oh sì, e la vostra amica Kaileena? Mi risulta che stia seminando morti per tutta la città! - replicò Valentine.
Jolene e Francis rimasero in silenzio e si girarono a fissami. Capii che era l'ora delle spiegazioni.
Respirai profondamente - Dopo la morte di Mei, Kaileena ha cominciato a covare rabbia e risentimento verso coloro che hanno tradito il Gran Circolo. Ha intrapreso una strada molto pericolosa che io non condivido per niente. Infatti, non è qui con noi per non metterci in mezzo ai suoi guai. Mi ha assicurato, però, che se avessimo bisogno di lei sarebbe bastato chiamarla per avere il suo aiuto. - spiegai con non poco imbarazzo.
Le espressioni di Jolene e Francis all'inizio erano arrabbiate poi si addolcirono ed infine compresero la situazione.
Valentine sospirò - E va bene, niente omicidi non necessari! Allora proviamo con un approccio diplomatico, parleremo con i superiori di questo tizio e li informeremo che usa armi poco onorevoli per cacciare streghe. Questo dovrebbe bastare per toglierlo dal campo. Ci state? -
Con riluttanza accettammo tutti e quattro la sua idea senza dire una parola.
Era una proposta pericolosa. Significava entrare nella tana del leone affamato ma se fosse andata bene avremo anche potuto chiedere una tregua dagli scontri in città. Probabilità remota ma valeva la pena tentare.



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