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giovedì 8 settembre 2016

Stagione 2 Episodio 12




Rimasi a guardare tutta la scena sconvolto. Mi misi la mano sulla bocca cercando di trattenere ogni rumore che avrebbe attirato la loro attenzione.
Avevo seriamente paura. Paura di morire, paura di lasciare gli altri da soli, paura di non vederli più.
Cominciai a tremare e a piangere in silenzio. Restai lì per qualche minuto poi cominciai a sbattere la fronte più volte sul lato in marmo del loculo cercando di tranquillizzarmi.
"Ok, Erik riprenditi, devi uscire di qui!" provai a motivarmi tra me e me. Evaline non riusciva a dire una parola, potevo percepire che era sconvolta nonostante sapesse cosa sarebbe successo.
Con la mano mi asciugai gli occhi, presi coraggio e con uno sforzo provai a teletrasportarmi fuori dalla tomba, ma non successe nulla. Avevo la testa con troppi pensieri per poter usare quella capacità.
Respirai profondamente per calmarmi, anche se la puzza di muffa, marcio e sangue non mi aiutava per niente. Feci un altro tentativo e ci riuscii. Sentii quella sensazione di vuoto, di pura essenza e subito dopo mi ritrovai all'esterno.
Mi guardai attorno, ovunque posassi gli occhi c'era il cadavere di qualcuno che pochi minuti prima era vivo e vegeto. Mei era davanti a me in una pozza di sangue con due pezzi di metallo conficcati nel torace.
Cominciai a sudare e andai in iperventilazione. Mi appoggiai ad un muro di mattoni rosso con la mano e vomitai. Sporcai il mantello nero di vomito.
"Cazzo. Non ne faccio una giusta!" pensai con ancora il fiatone. Ero abituato al sangue e alle battaglie, ma quello era un massacro in piena regola.
Feci l'ennesimo respiro per prendere di nuovo il controllo e andai a controllare il corpo di Mei. Speravo fosse in qualche modo vivo, per poter fare qualcosa, qualsiasi cosa. Non stava respirando, le mie speranze si affievolirono in un istante. Mi acquattai e con due dita toccai il suo collo all'altezza della carotide per sentirne il battito ma non ne aveva. Gli occhi erano ancora aperti, sul volto aveva ancora quell'espressione da vincitore.
"Mi dispiace tanto Mei." pensai con gli occhi chiusi.
Mi rialzai e andai verso l'uscita del cimitero. Presi il cellulare, digitai il numero di Tiffany e aspettai nel buio che qualcuno rispondesse.
- Ehi Evie, è già finito l'incontro tra i grandi capi? - scherzò Tiffany.
Rimasi in silenzio per un istante poi lo dissi - È successo un casino... -
- E cosa? - provò a chiedere titubante.
- Qualcuno ci ha attaccati. Il terremoto, le macerie che cadevano... - continuai senza ascoltarla.
- Evie, non capisco. Terremoto? Non c'è stato nessun terremoto. E chi vi ha attaccati? - continuò lei confusa.
Mi appoggiai a un muretto, ero esausto - Sono morte un mucchio di persone, Tifa. È stato un massacro. Mei ha provato a fermarli, ma è... - feci una pausa - Mei è morto. - le forze alle gambe mi abbandonarono e mi ritrovai seduto a terra.
Tiffany rimase in silenzio per qualche secondo - Tu... tu stai bene? - mi chiese con voce preoccupata infine.
Appoggiai la testa sulle ginocchia - No, non sto bene... -
- Okay, ho il gps del tuo cellulare, arrivo subito. Non muoverti! - mi fece.
- Amore, non dirlo a Kaileena. È un mio dovere. Lui mi ha salvato la vita... devo farlo io. - le spiegai. Era il minimo che potessi fare per lui dopo averci dato praticamente tutto.
- Va bene. Ora partiamo. Arrivo subito, okay? - mi ripeté.
- Sì! - feci, poi lei riattaccò.
Rimasi in silenzio in quella posizione per un po'. In un impeto di rabbia mi tolsi il mantello e lo gettai lontano. Ero stufo di sentire odore di vomito.
Ripensai alle parole della donna vestita elegante. Cercava una nuova Matriarca, cercava Thessa. C'era sotto qualcosa che non riuscivo ancora a capire. Poi c'era anche quel ragazzo, Arthur, che riusciva ad usare tutti quegli elementi senza perdere troppo potere.
Di sicuro non erano streghe normali e nemmeno Matriarche. Avevano una forza fuori dal comune, nonostante Mei fosse diventato molto potente non era nemmeno paragonabile all'abilità di Arthur.
Aspettai dieci minuti, quando arrivarono Tiffany e gli altri mi rialzai.
- Evaline, sei ferita? - mi chiese subito Tiffany appena mi vide.
- No! - le risposi.
Feci per andargli incontro quando incrociai lo sguardo di Kaileena. Mi mancò improvvisamente il fiato.
Lei fece un'espressione confusa - Cos'è successo? - si guardò attorno - Dov'è lo zio Mei? -
La presi presi per le guance - Kaily, ascoltami. Ci hanno attaccati, molte streghe sono morte. Altre sono riuscite a sopravvivere solo grazie a tuo zio. - le spiegai, volevo farle capire che importanza del sacrificio di Mei.
Ancora non capiva o forse non voleva accettarlo - Cosa vuol dire? Non capisco... - cercò di guardare anche gli altri che invece avevano già intuito dove volevo andare a parare.
Io continuai a fissarla negli occhi - È stato davvero bravo a trattenere il suo avversario. Si è sacrificato per loro... e per me! - un nodo alla gola mi fece vacillare per un istante.
Lei non disse niente aveva solo gli occhi lucidi.
- È morto, Kaily. Tuo zio è morto. - avevo di nuovo le lacrime agli occhi.
Lei si accasciò a terra seguita a ruota da me, poi si mise a gridare di dolore. Il suono riecheggiò attraverso i corridoi di lapidi e capitelli, le fiamme delle fiaccole tremarono creando ombre in movimento di statue immobili.
- Mi dispiace. Non potevo fare nulla... mi dispiace tanto. - l'abbracciai più forte che potevo.
Francis andò a vedere la scena del massacro alcuni metri più avanti sulla destra, si girò verso di noi e protese la mano in segno di rimanere lì. Aveva l'altra mano sulla bocca in segno di disgusto, anche per lui era troppo.
All'appello c'erano anche Thessa e Emris che assisterono a quella scena pietosa, una era impassibile con lo sguardo nel vuoto come se stesse pensando ad altro, mentre l'uomo aveva la fronte corrucciata dalla preoccupazione.
Con un profondo respiro mi rialzai e guardai tutti - Prima... prima di tutto dobbiamo fare una chiamata anonima alla polizia, così potremmo recuperare il corpo di Mei e dagli degna sepoltura. Poi torniamo a casa e facciamo il punto della situazione, devo raccontarvi tutto. - spiegai, non avevo lasciato per un solo istante la mano di Kaileena.
Tutti i presenti diedero il loro assenso al piano con solo degli accenni. Accompagnai Kaileena in macchina, aveva lo sguardo vuoto. Parlare con lei in quel momento sarebbe stato inutile.
Tiffany prese il cellulare e fece la chiamata alla polizia - Venite al cimitero numero quattro. Fate presto, ci sono persone coperte di sangue ovunque! - poi agganciò ed entrò in macchina.
Quando tutti furono pronti per partire feci un cenno a Tiffany che mise in moto la macchina e tornammo a casa. L'oscurità della notte mischiata ai colori e al brusio del Quartiere Francese mi fecero, anche se per un solo istante, tornare la serenità di due giorni prima.




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